Aprono anche ambulatori degli infermieri

31 Ottobre 2018

L’annuncio al convegno dell’Ordine provinciale di Pescara. Ma nei reparti sono ancora troppo pochi

PESCARA . Apriranno i battenti entro la fine dell’anno gli ambulatori a gestione infermieristica. Si inizierà con gli ambulatori specializzati per i pazienti stomizzati, e quelli per gli accessi vascolari centrali a inserimento periferico, ai quali seguiranno ambulatori specialistici e di base. La notizia giunge dal convegno che si è tenuto nei giorni scorsi a Pescara sul ruolo degli infermieri e sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale, organizzato dall’Ordine delle professioni infermieristiche di Pescara.
IL CONVEGNO. Erano presenti la Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche), con la presidente Barbara Mangiacavalli, l’Agenzia sanitaria regionale rappresentata da Alfonso Mascitelli, l’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci, i presidenti degli Ordini provinciali di Chieti, L’Aquila e Teramo, e del direttore sanitario della Asl di Pescara, Valterio Fortunato, in rappresentanza del manager Armando Mancini, la presidente dell’Ordine dei medici di Pescara, Maria Assunta Ceccagnoli. Ad annunciare l’apertura dei nuovi ambulatori, come riferisce l’Ordine degli infermieri di Pescara sono stati Mascitelli Paolucci.
GLI INFERMIERI. «Troppo spesso gli infermieri rivestono ruoli non attinenti al proprio profilo professionale, per sopperire carenze organiche, o perché impegnati in attività amministrative che poco hanno a che fare con l’infermieristica», ha detto Irene Rosini, presidente dell’Ordine di Pescara. «Colleghi con specializzazioni avanzate (area critica, wound care, stomaterapia) di cui le aziende si avvalgono, rispondono senza alcun riconoscimento professionale ed economico alle sempre più crescenti responsabilità in termini di sicurezza e garanzia delle cure» A fronte di una società nella quale cresce la componente degli anziani, con un aumento delle fragilità e delle cronicità che comporta maggiori prestazioni assistenziali, sottolinea Rosini, il nodo è rappresentato dall’inappropriatezza delle prestazioni, «che ha come conseguenza una mancata risposta assistenziale sul territorio, un incremento dei ricoveri dei pazienti cronici o fragili, un incremento degli accessi in pronto soccorso e lunghe ore d’attesa, un aumento dei ricoveri per trattare le cronicità anziché le acuzie», conclude.
RIVOLUZIONE CULTURALE. «Occorre una rivoluzione culturale, in vista del cambiamento demografico, che ci permette di ridisegnare modelli organizzativi che ricollochi le giuste competenze e restituisca ad ogni professionalità la sua dimensione», ha detto invece Barbara Mangiacavalli. «Gli infermieri non vogliono togliere nulla ai medici, ma ricollocare le attività ai giusti professionisti, secondo i propri profili. Basta con i modelli organizzativi che devono tener conto di equilibri storici consolidati che non permettono alcuna discussione. La nostra professione è così articolata e complessa che più evolve e più passa dal ruolo tecnico al ruolo di governo, di pianificazione assistenziale e assunzione di responsabilità, nelle dirigenze infermieristiche, negli ospedali di comunità, nel territorio con gli infermieri di famiglia negli ambulatori infermieristici».
I MEDICI. «Auspico una stretta collaborazione tra gli ordini», ha detto la dottoressa Ceccagnoli, «al fine di migliorare la comunicazione tra i professionisti attraverso una corretta applicazione dei rispettivi codici deontologici».
IL PERSONALE NON BASTA. Irene Rosini è tornata anche sulla carenza di personale. «Purtroppo, a oggi, nonostante siano state accolte dalla Regione diverse richieste da parte degli Ordini provinciali», ha detto, «è ancora una criticità la carenza del personale infermieristico. Recenti studi affermano che il rapporto minimo per garantire la sicurezza è di 6 pazienti per ogni infermiere, in Italia siamo con una media di 9,5 a 1, nella Geriatria di Pescara la media è di 14-13 a1, Ortopedia 13 a 1, Chirurgia 10 a 1. Quindi stupisce il piano assunzioni presentato al Ministero dalla nostra Regione che stima il fabbisogno per il prossimo triennio 2019-2021 per l’assunzione di 450 medici e 500 operatori sanitari Oss. Quindi non verranno assunti infermieri? Va benissimo incrementare le figure di supporto, perché si sollevano gli infermieri da tutte quelle attività non attinenti al proprio profilo, ma appare molto azzardata questa stima, anche in virtù della probabile uscita per pensionamento a seguito di un numero considerevole di professionisti». (c.s.)