Area vestina, 150 cervi «Animali da tutelare»

PENNE. L’alta area vestina resta per il momento luogo di tutela dei cervi. Sono circa 150 gli esemplari che circolano in libertà tra Penne, Farindola, Montebello di Bertona e Villa Celiera. La...
PENNE. L’alta area vestina resta per il momento luogo di tutela dei cervi. Sono circa 150 gli esemplari che circolano in libertà tra Penne, Farindola, Montebello di Bertona e Villa Celiera. La delibera 509 dello scorso 8 agosto, attraverso la quale la Regione Abruzzo ha previsto l’abbattimento di 469 cervi a partire dal prossimo ottobre, non riguarda l'area vestina ma limita gli ambiti di caccia ai territori di Avezzano, Sulmona, Valle Subequana, L’Aquila e Barisciano, al di fuori comunque delle aree protette. Potranno essere abbattuti anche cuccioli di cervo di età inferiore ai dodici mesi, previo pagamento di una tassa da 50 euro. Una decisione che comunque ha fatto inorridire animalisti e chi con la natura fa turismo. «Nella Riserva naturale regionale “Lago di Penne" c’è un numero minimo certo di 5 cervi e in Abruzzo ne sono stati censiti complessivamente 6.874», spiega il direttore scientifico della Riserva Naturale di Penne, Osvaldo Locasciulli. «Una stima ragionevole del numero di cervi nei territori di Penne, Farindola, Montebello di Bertona, Civitella Casanova, Villa Celiera va dai 120 ai 150 circa. I cervi, come tutti gli animali selvatici», continua Locasciulli, «possono causare danni alle attività produttive. Nella quasi totalità dei casi, però, questi si verificano dove non si attuano le consone misure di protezione (recinti, cani da guardiania, ecc.) e di dissuasione (sonore, olfattive). Per i cervi», spiega ancora Locasciulli, «la situazione è simile a quella del cinghiale, i cui danni sono in continuo aumento per due ragioni principali: la prima è la mancata applicazione di appropriate misure di protezione e dissuasione; la seconda è legata alle tecniche utilizzate nella caccia ricreativa, in particolare nella braccata. Vengono ammazzati gli animali di maggiori dimensioni e questa selezione produce una destrutturazione demografica nelle popolazioni, col risultato di un “ringiovanimento”, di una dispersione dei branchi e di un aumento significativo dei danni. L’uso delle armi da fuoco per il controllo dei cinghiali non ha dato risultati positivi e ha rappresentato un grave pericolo per la pubblica incolumità. Con i cervi il rischio è di ripetere gli stessi errori», chiosa il direttore della Riserva Naturale di Penne, Osvaldo Locasciulli.
«L’emergenza legata ai cervi riguarda al momento solo i territori montani come Farindola o Montebello di Bertona», riferisce il presidente di Coldiretti Penne, Federico Domenicone. «In quelle zone i danni causati da questi animali sono considerevoli, che si vanno a sommare ai danni derivanti dalla presenza di cinghiali. Per quest'ultimi anche a Penne la situazione è fuori controllo, il numero degli ungulati è aumentato in modo drammatico. La speranza è riposta in un progetto dell'istituto zooprofilattico di Teramo che prevede il prelievo e l'abbattimento nelle aree protette, al quale il nostro Comune ha aderito», conclude Domenicone.
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