Aree di risulta, il consiglio va deserto

Troppe assenze in maggioranza, Pagnanelli sotto accusa per aver fatto saltare l’intesa con M5S. Slitta il voto sulla delibera
PESCARA. «Ore 9,58: nove consiglieri presenti. Il consiglio comunale non ha raggiunto il numero legale e la seduta va aggiornata». Le parole pronunciate ieri mattina dal segretario generale Carla Monaco, al termine dell’appello, sono rimbombate nell’aula semideserta del Comune.
CONSIGLIO DESERTO. Troppe le assenze nella maggioranza, mentre l’opposizione, pur essendo presente in massa, è uscita dall’aula per far mancare il quorum. Il consiglio doveva completare l’esame degli ultimi emendamenti alla delibera che contiene il progetto di riqualificazione delle aree di risulta e poi andare al voto. Ma le numerose assenze nelle file del centrosinistra hanno fatto saltare la riunione dell’assemblea civica. E i commercianti, che si erano dati appuntamento nell’aula consiliare per protestare contro l’approvazione del progetto prevista per la giornata di ieri, sono rimasti di stucco nel vedere i banchi dei consiglieri vuoti. Assente anche il sindaco. Così, l’ufficio di presidenza si è dovuto subito riunire per stabilire una nuova data, quella di mercoledì prossimo, alle 16, per la convocazione del consiglio sulle aree di risulta.
ACCUSE A PAGNANELLI. Ma perché tutte queste assenze nella maggioranza? «C’è stato, come al solito, qualche ritardatario», ha spiegato il presidente del consiglio comunale Francesco Pagnanelli, tra i pochi politici dem presenti in aula. Ma fonti bene informate del centrosinistra, dietro la garanzia dell’anonimato, hanno dato una versione diversa. Diversi consiglieri, in particolar modo quelli del Pd, avrebbero deciso di disertare la seduta proprio in segno di protesta nei confronti del presidente per ciò che era accaduto in aula la sera prima.
In pratica, Pagnanelli si sarebbe rifiutato di accogliere un subemendamento della maggioranza che prevedeva un periodo di tempo maggiore, 25 giorni invece dei 15 giorni previsti dai tecnici dell’ente, per consentire a cittadini, aziende e associazioni di presentare le osservazioni alla delibera dopo l’adozione. Quel subemendamento, hanno raccontato esponenti del centrosinistra, sarebbe stato il frutto di un’intesa raggiunta a fatica con i 5 Stelle. Intesa che avrebbe consentito ai grillini di ritirare gli emendamenti rimasti e alla maggioranza di andare subito a votare la delibera. Se fosse stato accolto quel subemendamento, l’aula avrebbe potuto votare già giovedì sera o, al massimo, ieri mattina. Ma Pagnanelli ha ritenuto che non fosse accoglibile quella proposta di modifica. E così è saltato tutto e mercoledì si riprenderà con gli emendamenti dei 5 Stelle. Il presidente, inoltre, è stato criticato per come ha gestito i lavori del consiglio.
«MAGGIORANZA NEL CAOS». Dura la reazione del centrodestra. «Siamo alla decadenza totale della giunta di centrosinistra», ha detto Marcello Antonelli (Forza Italia), «siamo al fuggi fuggi generale da cui il sindaco dovrebbe trarre le logiche conseguenze». «Quest’anno la giunta ha scritto la pagina più orribile per Pescara, volendo vendere le aree di risulta ai privati e realizzando il mercatino etnico. Un’amministrazione di dilettanti arrivata ai titoli di coda», ha aggiunto Guerino Testa (FdI).
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