Spoltore

Arte in barricaia 2025, Stefano Arienti cura l’identità visiva di “AngeloNero”

27 Novembre 2025

L’azienda Mastrangelo Tenimenti del Grifone presenta la terza edizione di un interessante progetto che unisce il vino all’arte contemporanea

PESCARA. Taglia il traguardo della terza edizione "Arte in barricaia", interessante progetto ideato da Filiberto Mastrangelo e promosso dall’azienda Mastrangelo Tenimenti del Grifone, a Santa Teresa di Spoltore, con l'obiettivo di unire il vino all’arte contemporanea. Per il 2025 è Stefano Arienti a curare l’identità visiva di ‘AngeloNero’. Dopo Sara Quida e Fabio De Poli, quest’anno ci si è rivolti a uno dei più importanti artisti italiani contemporanei, realizzando come consuetudine un vino da collezione in edizione limitata: solo 100 bottiglie. Il tutto con la consulenza di Giacinto Di Pietrantonio, curatore d’arte internazionale, e il supporto grafico della tipografia Modulsì. Arienti ha rielaborato con la plastilina un celebre quadro di Van Gogh per arrivare alla sua personale rappresentazione, che mostra un teschio in etichetta come opera d’arte di sicuro coraggio e, perché no, trasgressione.

‘AngeloNero’, come spiegato stamane alla stampa da Mastrangelo, «può essere definito “il vino che non c’è” perché ogni anno nasce un vino differente: all'interno di questo concetto convivono tante cose, con l'idea che 'AngeloNero’ non sia un vino che si trova da tutte le parti. Ci sono solo 100 bottiglie di questa esperienza, tutte numerate. ‘AngeloNero’ si pone all'opposto di ciò che si fa nel mondo vitivinicolo perché è un progetto visionario: scaturisce dall'idea di un prodotto “sartoriale”, che vuole uscire fuori dai canoni della grande produzione e della riconoscibilità del vino sempre uguale anno per anno. Questo non è un prodotto di largo consumo, è un'idea nuova di fare vino. In base all’andamento dell’annata scegliamo le uve migliori per creare vini espressivi, che raccontino sempre una storia differente. Abbiamo immaginato, insomma, di fare un vino diverso, che quest’anno è un rosso derivante dall’eccellenza delle uve dell’annata 2024».

Mastrangelo ha poi ricordato che «il progetto vinicolo è nato nel 2000 dal punto di vista commerciale, ma siamo partiti con la vendemmia del 1998 riprendendo una tradizione secolare che deriva dalla famiglia sia di mio padre sia di mia madre». Per Giacinto Di Pietrantonio, «Arienti purifica le immagini e le trasforma in nuove forme. Questo artista, infatti, fa un lavoro di purificazione rispetto ai temi della natura e alla grande mole di immagini che la società contemporanea produce. Il connubio tra arte e vino è ormai un linguaggio condiviso: entrambi nascono dal gesto artigianale e dalla visione creativa».

Arienti, ha aggiunto Di Pietrantonio, «è noto per il suo approccio graffiante e innovativo basato sull’appropriazione, utilizzo e manipolazione di materiali e immagini della vita quotidiana e dell’arte come poster, calendari, puzzle, riviste, stoffe, vinili, almanacchi che trasforma in opere d’arte attraverso azioni come piegature, forature, strappi, bruciature o assemblaggi. È questo il caso della sua opera-etichetta per il vino ‘AngeloNero’, come unica è la morte che l’artista ha scelto, riattivato, ripassata e reinterpretata quale icona dell’essere e non essere senza la quale non esisterebbe la vita. Così vino ed etichetta nascono entrambe dallo stesso approccio, del miscelare e remiscelare».

Il maestro Arienti, dal canto suo, ha raccontato: «Non ho fatto studi artistici, ho una laurea in agraria e forse conosco più la viticoltura della storia dell'arte. Mi piace l'idea che il vino sia anche un po' un farmaco, e quindi non ne abusiamo ma lo utilizziamo con criterio. Per l'idea dell'AngeloNero sono partito da varie immagini differenti e poi abbiamo selezionato questa. Il soggetto all'inizio era forse troppo ironico, così siamo poi arrivati ad avere il focus giusto che poteva funzionare come dettaglio per l'etichetta. Abbiamo deciso di eliminare la sigaretta di Van Gogh perché, come detto, era molto ironica. Già l’idea del teschio in sé era forte, e quindi abbiamo ritenuto che fosse sufficiente così. Sono molto contento di aver potuto portare questo piccolo tassello».

«Ringrazio Stefano per averci regalato questa opera. Qui viene mostrata la parte oscura del nostro essere, della nostra persona: è un invito a guardare anche oltre, perché c’è dell’altro», ha concluso Filiberto Mastrangelo. «Il vino è sempre stato, per me, un biglietto da visita. La mia famiglia non voleva assolutamente che da chirurgo, dopo anni di studi, mi dedicassi a fare il vino, ma io ho sentito il bisogno di seguire questa passione, riprendendo quella che, tra l’altro, era una nostra antica tradizione. Il vignaiolo non è solo un imprenditore, ma un creatore capace di generare emozioni. Noi amiamo l’arte e cerchiamo di vivere con qualcosa che ci piace. Proprio per queste ragioni ho creato la barricaia, il cui fine non è affinare i migliori vini ma far vivere un’esperienza sensoriale ed emotiva alle persone».

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