"Aspetto da otto anni e continuano a parlare..."

4 Marzo 2015

La storia di una aspirante docente aquilana che aveva vinto anche un concorso: «Ho sostenuto esami, girato tante scuole e adesso si profila l’ennesima beffa»

L’AQUILA. Era il 2006 quando per la prima volta mettevo piede in una scuola pubblica, un liceo Scientifico. Avevo 25 anni, una laurea in Lettere classiche, un concorso alle spalle vinto per accedere alla Ssis (scuola di specializzazione per l'insegnamento), quattro abilitazioni acquisite al prezzo di due anni di lezioni con una media di otto ore al giorno, decine e decine di esami e quasi cinquemila euro sborsati tra tasse universitarie, testi, viaggi.

Era un settembre piuttosto caldo e, mentre camminavo per raggiungere la scuola, mi sembrava che il sole rendesse ancor più vivi i miei sogni che in quel giorno cominciavano a prendere forma. Avevo fatto qualche calcolo: chi mi aveva preceduto dopo la Siss era rimasto nel limbo del precariato per una media di quattro anni prima di raggiungere l'ambita meta, il ruolo. In quel giorno avevo rovesciato la mia clessidra. Ma non sapevo quanti granelli di sabbia contenesse.

Oggi sono certa che erano maggiori ad un tempo almeno doppio di quello che mi aspettavo. Dopo otto anni di precariato, in giro per numerose scuole superiori, infatti, quella clessidra stenta ancora a svuotarsi. Nel corso degli anni, in tanti sembrano essersi divertiti a riempirla sempre un po' di più.

In primis il governo Berlusconi e il suo ministro, Maria Stella Gelmini, che hanno sforbiciato qua e là le ore di latino nelle scuole superiori, poi la crisi economica. A poco sono serviti gli scioperi, le proteste, le manifestazioni. Ma si sa: anche le clessidre più colme hanno pur sempre una fine. E proprio quest'estate pensavo di aver intravisto quello della mia. Ci avrebbe pensato il nuovo premier, Matteo Renzi. Parola d'ordine: svuotamento delle Gae (graduatorie ad esaurimento).

Un piano che avrebbe dovuto cominciare con due mosse: un questionario entro dicembre e un decreto entro febbraio. Il primo non è mai arrivato. Ma poco male, ho pensato, l'importante è il secondo.

Solo ieri mattina, tuttavia, abbiamo scoperto che il decreto non ci sarebbe stato. Si è parlato prima di disegno di legge poi di linee guida. Nulla dunque di immediatamente attuativo. Per di più nei giorni scorsi sono cominciate a comparire sui giornali e sui siti specializzati le indiscrezioni sul lavoro del governo. Una per tutte: le Gae saranno abolite davvero. Con un piccolo particolare: non tutti i precari saranno assunti. Chi si troverà nella situazione sfortunata di non recuperare un posto (nella propria provincia, nella propria regione o addirittura in qualunque provincia italiana) sarà depennato dalle graduatorie e, per avere il ruolo, dovrà ricominciare daccapo, affrontando un nuovo concorso.

Ci scusi il ministro Giannini se qualcuno si è permesso di dire che "si sta giocando sulla vita dei precari storici". Ma come dovrei sentirmi dopo otto anni di precariato, dopo un concorso vinto e tempo buttato nello studio, a non rientrare nella lotteria creata per le immissioni in ruolo? O ancora se mi fosse prospettata come unica soluzione quella di trasferirmi in un'altra regione senza se e senza ma? Se questo non è giocare sulla vita, è forse giocare sui sogni di chi in un caldo settembre del 2006 ha creduto davvero di poter girare una clessidra che le ha messo in mano lo Stato italiano.(cr.re.)

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