Asse attrezzato crollato prima richiesta di danni

22 Marzo 2017

Nessun indennizzo a due anni dal cedimento: una ditta fa causa ad Anas e Comune

PESCARA. Il 6 aprile prossimo saranno passati due anni dal crollo dell’Asse attrezzato all’altezza di via Raiale. Due anni e l’inchiesta aperta sulle responsabilità di quel cedimento (quasi annunciato da una crepa sull’asfalto che si era allargata nel corso di un mese) è ancora senza indagati. In attesa del parere decisivo di un consulente nominato dalla procura, l’unico atto ufficiale finito nell’indagine in mano a capitaneria di porto e carabinieri forestali è un accertamento tecnico preventivo emerso da un contenzioso civile tra l’Aca, l’Anas, il Comune e una compagnia assicurativa. Un documento lungo 90 pagine che indirizza le responsabilità verso l’Anas, l’ente gestore dell’Asse attrezzato franato nella notte di Pasqua tra il 5 e il 6 aprile 2015 distruggendo la condotta fognaria del depuratore e gettando Pescara in un’emergenza liquami senza precedenti sfociata, poi, nell’estate del mare sporco.

Due anni trascorsi, finora, senza una svolta importante. E senza l’ombra di un risarcimento per le imprese di via Raiale che si sono viste invase dai liquami e che sono state costrette a sopportare disagi per mesi e mesi. Una di queste ditte è l’Oftalmica De Sanctis, azienda di ottica che si trova proprio sotto il tratto interessato dal crollo. «A distanza di due anni», spiega il titolare Vincenzo De Sanctis, «non abbiamo ricevuto neanche un euro per il ristoro dei danni subiti e siamo stati costretti ad avviare una causa civile». L’impresa, quindi, ha avviato un contenzioso contro Anas e Comune chiedendo oltre 70 mila euro di danni. De Sanctis è assistito dall’avvocato Andrea Battistella: «La nostra azienda», dice l’imprenditore, «è stata invasa da oltre 20 centimetri di melma che ha provocato danni ingenti all’impianto elettrico, ai macchinari, alla merce e al locale stesso. Grazie all’opera dei miei collaboratori che si sono corciati le maniche già dalla mattina di quel lunedì di Pasqua e grazie a un’impresa di pulizia, ci siamo risollevati ma abbiamo sopportato tanti disagi sia nella fase dell’emergenza che durante i lavori».

L’inchiesta penale ancora aperta, coordinata dal pm Andrea Papalia, mira a scoprire le responsabilità di quel crollo: in base alla prima perizia firmata dall’ingegnere Guido Camata, sono 3 le cause che hanno portato al cedimento nel tratto poco dopo l’innesto con la circonvallazione: un presunto errore nella costruzione del muro di sostegno lungo via Raiale con «la mancanza», in un tratto, dell’armatura di ferro nel cemento mentre lo stesso ferro era stato inserito nei disegni del progetto; il muro stesso era stato sopraelevato con la costruzione del raccordo della circonvallazione e, in seguito, al cemento era stata agganciata anche la condotta fognaria di proprietà del Comune; infine, la crepa nell’asfalto dell’Asse attrezzato aperta in corrispondenza del tratto crollato dopo il maltempo del 5, 6 e 7 marzo scorsi.

E nel mese precedente al crollo quella crepa l’avevano vista bene De Sanctis, i suoi dipendenti e tanti automobilisti di passaggio: «Della crepa ce ne eravamo accorti tutti, era molto evidente», dice, «gli operai ci avevano messo l’asfalto a freddo e i birilli per evitare che le macchine ci passassero sopra. A dire la verità io pensavo che l’Anas avrebbe fatto qualcosa: chi è del posto come me, lo sapeva che il peso del tubo della fogna avrebbe potuto provocare una rottura grave. Secondo me, il caso è stato sottovalutato. Il guaio», dice ancora De Sanctis, «è che la responsabilità non se l’è presa nessuno, a tutt’oggi non si sa niente e noi non si quando otterremo il pagamento dei danni».

Il caso approderà in aula, al tribunale civile, il prossimo 7 aprile. Sarà un giudice a dire di chi è stata la colpa del crollo. Oltre al Comune e all’Anas, è possibile che, nel procedimento, sia trascinata anche l’Aca: potrebbe essere il Comune, assistito dall’avvocato interno Marco De Flaviis, a chiamare in causa l’Aca.

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