Asta del pesce, a Pescara un’altra alba tra ansia e preoccupazioni

14 Gennaio 2026

Il sistema si blocca una volta, ma con il porto insabbiato escono poche barche. L’amarezza dei pescatori: «Il Comune non ha capito che il mare è la vita della città, si deve fare qualcosa, così è un insulto alla nostra dignità»

PESCARA. Sono le quattro del mattino. Il termometro segna appena un grado e il freddo punge le mani prima ancora delle porte del mercato ittico, sul lungofiume Raffaele Paolucci, dove da cinquant’anni (dal martedì al venerdì) si batte, poco prima dell’alba, il pesce dell’Adriatico. Le casse sono pronte, gli uomini anche. Ma nell’aria non c’è silenzio: c’è attesa. Quella per cui l’asta parta, che il sistema regga, che il lavoro fatto in mare non si perda. Ormai è l’incubo di armatori e commercianti, dopo le tribolazioni di prima e dopo Natale quando l’asta è arrivata a concludersi alle 10.30 del mattino, fuori tempo massimo rispetto alla chiusura regolare – intorno alle 6.30 – e perdipiù a voce, perché il sistema era andato in tilt. E l’anomalia, nelle ultime settimane, è proseguita, pur se a singhiozzo. Eppure, nonostante tutto, gli armatori che sono rientrati ieri notte continuano a uscire in mare. O meglio: non hanno scelta. Perché anche se il software dell’asta non funziona e spesso va in tilt per ore, loro devono andare. «Dobbiamo pagare gli operai, non possiamo abbandonare centinaia di famiglie», dicono mentre il tempo stringe e i commercianti si affrettano ad aprire alle 7, con il banco del negozio pieno di pesce.

BARCHE DIMEZZATE

Così, alle 23 di domenica scorsa, le barche escono. Ma su 23 imbarcazioni, soltanto 12 lasciano il porto riportando a terra 830 casse di pesce, poco più della metà delle circa 1.500 normalmente scaricate a terra e vendute. Il maltempo c’entra, ma non del tutto, perché solo le imbarcazioni con il fondale a punta riescono a lasciare il porto, mentre quelle con il fondale piatto rimangono ferme. E questo perché, spiega la marineria, l’insabbiamento del porto impedisce di fare il pieno di carburante: una barca troppo pesante rischia di toccare il fango del fondale, ma una barca alleggerita, in mare aperto, balla di più sulle onde rendendo la navigazione pericolosa.

ORE 4, INIZIA L’ASTA

Alle 23.15 le barche rientrano. Il pesce viene scaricato sulla banchina Sud e poi trasportato al mercato ittico: scampi, pannocchie, calamari, seppie, merluzzi e mazzancolle. Il vento freddo accompagna ogni passo, insieme a una paura che non si dice ma si sente, perché ogni uscita in mare è, da inizio anno, una scommessa. Sono le 4 in punto e, come sempre, l’asta comincia. A condurla sono loro, Elio Maione e Giancarlo Di Carlo, gli stessi di sempre, dal 1976. Due uomini che hanno visto il mercato nascere, crescere e cambiare volto insieme alla città. Si infilano i guanti, prendono posizione ai lati del corridoio di casse – uno a sinistra, l’altro a destra – e iniziano a scandire i prezzi mentre queste scorrono lentamente. Tra i prodotti più costosi ci sono gli scampi, che oscillano tra i 23,70 e i 40 euro al chilo. Il lumacone viene battuto, invece a 4,23 euro (per oltre 4 chili) e la triglia più del doppio: 9,10 euro per 4,05 chili. Ma non mancano le cicale – per i pescaresi “pannocchie” – e il diamante dell’Adriatico: la gallinella, battuta a 40 euro e aggiudicata al commerciante Giancarlo Ciroli. Per un attimo l’asta si ferma e parte la discussione: qualcuno dice di aver premuto anche lui, qualcun altro parla di un errore del sistema. Ciroli si alza e con tono deciso rimette ordine. E l’asta riparte. Intorno ci sono il figlio Valerio e Marco Nuccitelli. Tra gli armatori ci sono, invece, Marco Di Blasio, Vincenzo Mancinelli, e c’è anche l’ex armatore Angelo Natarelli, oggi fondatore di “Pescatori a tavola”, l’associazione che promuove la filiera corta in tutta Italia.

ORE 5.29, IL PRIMO BLOCCO

Tutti controllano il software in silenzio, con l’apprensione di chi osserva un cuore che batte male: gli astatori Maione e Di Carlo sanno che può fermarsi da un momento all’altro e che, se succede, il lavoro di una notte intera rischia di andare perduto. E come un presagio, alle 5.29 arriva il primo blocco: i pulsanti premuti in contemporanea mandano il sistema in tilt. Il malcontento cresce e i commercianti protestano: «Il sistema non si dovrebbe proprio bloccare, hanno stufato, il Comune deve fare qualcosa perché così è un insulto alla nostra dignità». Il tecnico di Info Tim, presente per intervenire in caso di black out, riesce a riavviare tutto. Un secondo allarme scatta 20 minuti dopo, ma è solo una batteria scarica. Le casse rimaste sono poche e l’asta prosegue fino alle 6.30.

IL DOLORE DEI PESCATORI

Tutte le 830 casse vengono vendute ai circa 25 commercianti presenti, ma il malumore resta ed è visibile negli occhi di Di Carlo che, a fine asta, si siede visibilmente commosso: il 23 gennaio una conferenza dei servizi dovrà chiarire se arriverà l’autorizzazione per realizzare il secondo lotto di quella che dovrebbe essere la nuova sede del mercato ittico, ovvero l’ex biglietteria Tiziano, sulla banchina Sud. «L’altra volta abbiamo finito alle 10.30 perché non funzionava nulla. Una volta si rompe l’etichettatrice, una volta i pulsanti. Non so che dire, ho il cuore pieno di tristezza perché dove ci vogliono spostare manca tutto: non c’è ghiaccio, non c’è riciclo d’aria, non ci sono magazzini. Il Comune non ha capito che il mare è la vita di Pescara». E Maione, con amarezza: «Non ho mai visto una situazione simile, questo mercato può bloccarsi da un momento all’altro. Vogliamo la verità, basta bugie».