Auto in leasing, scoperta truffa milionaria

Indagini della Mobile. Nei guai 47enne di Chieti e un molisano: si sarebbero appropriati di mezzi per 600mila euro
PESCARA. I poliziotti della squadra Mobile erano impegnati in un’altra attività quando, a novembre dell’anno scorso, nel corso di quelle indagini, fermarono due persone a bordo di un furgone Mercedes che, da successivi accertamenti risultò intestato a una società di leasing e affidato alla Caimeli srl con sede a Umbertide. La stessa società che c’era dietro ad altre auto prese in leasing e controllate nei giorni seguenti dai poliziotti.
È partita così l’inchiesta che ha portato la Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana a scoprire una truffa milionaria che ha indotto la Procura di Perugia a chiedere e a ottenere, su disposizione del gip, il sequestro preventivo delle quote della Caimeli con sede ufficiale a Umbertide, in Umbria appunto, dove però è risultato esserci solo un casolare abbandonato. E a denunciare, per truffa e appropriazione indebita, L.L., 47 anni di Chieti, amministratore della Caimeli, e il socio di maggioranza S.D. 41 anni di Isernia.
Secondo l’accusa, la società avrebbe preso in leasing 25 vetture, del valore di circa 600mila euro tra giugno e settembre 2017 da sei diverse società di leasing sparse in Italia, secondo un meccanismo ben rodato e definito.
I due indagati, rispettivamente in qualità di amministratore e socio di maggioranza della ditta, in concorso tra loro e con altre persone da identificare, sono indagati per avere falsificato i bilanci della società facendola apparire attiva ed economicamente florida, ma di fatto inesistente, così da trarre in inganno diversi istituti di credito, società finanziarie e aziende, inducendoli a stipulare contratti per la concessione di crediti, il noleggio di autoveicoli in leasing e la fornitura di merci. Tutti beni di cui gli indagati si sarebbero appropriati senza restituirli. Sugli autoveicoli i due avrebbero sistematicamente cessato di corrispondere i canoni di locazione pattuiti con le società finanziarie, per poi rivenderli, anche all’estero, attraverso l’uso di documenti falsi.
Per questo nel corso delle indagini, sono state sottoposte a sequestro preventivo cinque vetture per un valore totale di circa 300mila euro.
Le risultanze investigative acquisite, inizialmente dalla Procura di Pescara dove gli indagati avevano tentato di piazzare uno dei veicoli, sono state poi trasmesse per competenza territoriale alla Procura di Perugia che ha chiesto ed ottenuto dal gip di Perugia il decreto di sequestro preventivo delle quote sociali dell’azienda, di 20 autoveicoli e di 5 mezzi meccanici di cui i due indagati si sarebbero appropriati, per un valore di circa 600mila euro.
Nel corso delle indagini sono state eseguite perquisizioni personali e domiciliari dalle questure di Perugia, Teramo, Isernia e Campobasso.
(s.d.l.)
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