A25 - A 25

Autostrade a rischio, sbloccati i fondi ma non bastano

Approvato alla Camera l’emendamento del governo riformulato: arrivano 111 milioni di euro. Strada dei Parchi: «Per gli interventi urgenti servono altri soldi o potrebbero pagare i cittadini»

ROMA. Alla fine, i 111,7 milioni di canoni destinati agli interventi urgenti di messa in sicurezza delle autostrade A24 e A25 sono stati sbloccati. E potranno essere utilizzati, sotto forma di prestito, da Strada dei Parchi, la società concessionaria che gestisce le due arterie di collegamento tra Roma e l’Abruzzo. Ma sulla misura, inserita nella manovrina del governo, approvata ieri dalla commissione Bilancio della Camera e sulla quale dovrà ora pronunciarsi l’Aula di Montecitorio, non sono mancate riserve e perplessità. A cominciare da quelle sollevate da Paolo Tancredi. «La battaglia continua», avverte il deputato teramano di Alternativa popolare. Per non parlare della bocciatura totale arrivata dalla stessa Strada dei Parchi: «Non è stato risolto il problema della messa in sicurezza dei viadotti e non è stato chiarito su chi ricada il relativo onere economico - avverte il vice presidente Mauro Fabris -. Stando così le cose, il rischio è che, alla fine, a pagare siano gli utenti».

leggi anche: Autostrade a rischio, la convenzione: lavori straordinari, paga lo Stato  Prima l’Anas e poi il ministero delle Infrastrutture presero l’impegno. Con l’obiettivo di «assicurare la giusta remunerazione del capitale investito»

Detto e contraddetto. Insomma, un esito deludente, secondo la concessionaria, che lascia già presagire futuri rincari delle tariffe per fare fronte ai costi degli interventi urgenti antiscalinamento. Per i quali Strada dei Parchi stima un costo di circa 200 milioni di euro, quasi il doppio rispetto alle risorse sbloccate dalla commissione Bilancio al termine di una giornata nel corso della quale non sono mancate neppure curiose contraddizioni. Come quella che ha visto protagonista il ministro Graziano Delrio. Che all’ora di pranzo, da Firenze, era stato categorico: «C’è una sentenza di un tribunale che dice che quei soldi vanno al ministero delle Infrastrutture». I soldi in questione sono quelli dei canoni dovuti da Strada dei Parchi. Ma che, circa tre ore dopo, avevano già trovato un nuovo padrone. Finendo direttamente nelle tasche dell’Anas, l’Azienda nazionale autonoma delle strade, competente, fino al 2012, sulle due arterie di collegamento tra Roma e l’Abruzzo, poi transitate in carico proprio al ministero delle Infrastrutture (Mit). Per effetto del testo riformulato di un emendamento del governo in commissione Bilancio. Dove il deputato lombardo (di Legnano) dei Civici innovatori, Ivan Catalano, ha introdotto importanti modifiche al testo che lo stesso governo aveva presentato la settimana scorsa e del quale il Centro aveva dato conto.
Ultima stesura. Ma cosa prevede nel dettaglio la stesura definitiva? Restano confermate le somme stanziate: due canoni relativi agli anni 2015 e 2016, accantonati in un fondo da Strada dei Parchi, dell’ammontare di 55 milioni 860 mila euro ciascuno. L’equivalente delle rate per le quali «è sospeso» l’obbligo del concessionario di versare il corrispettivo della concessione. Ma previa presentazione - ed è questa una delle novità - «di un piano di convalida per interventi urgenti, presentato dal concessionario entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore» della manovrina, «nei limiti delle risorse» previste dal provvedimento (111 milioni 720 mila euro) e «da approvarsi entro il 31 agosto 2017». Ma non è tutto. Le «rate sospese del corrispettivo di concessione», devono intendersi, chiarisce il testo riformulato dell’emendamento del governo, «tutte di spettanza di Anas spa». Alla quale andranno restituite in tre rate con scadenza tutte 31 marzo 2028, 2029 e 2030. Cioè un anno prima rispetto a quanto previsto dalla precedente versione del testo (dal 2029 al 2031).
Pro e contro. «Hanno voluto dare soldi all’Anas? Non mi interessa - avverte Paolo Tancredi -. Mi interessa, invece, che i costi non ricadano sui cittadini attraverso gli aumenti delle tariffe». Ma non è tutto. «Ciò che mi indigna e mi sorprende di più in questa vicenda è la totale mancanza di chiarezza da parte del ministro Delrio e la sua scelta di non mettere la faccia su un emendamento del genere - accusa il deputato di Alternativa popolare, componente della commissione Bilancio di Montecitorio -. Per questo interrogherò lo stesso ministro perché dica una parola chiara su due punti irrinunciabili: i lavori di messa in sicurezza dell’A24 e dell’A25 devono essere fatti subito e a pagare il conto non possono essere i cittadini». Meno critico il giudizio di Gianni Melilla (Articolo 1). «La somma investita nei lavori autostradali darà lavoro ad alcune centinaia di persone per 18 mesi - spiega il deputato pescarese-. E’ indubbiamente un fatto importante per la nostra Regione, per la sicurezza degli utenti e per la occupazione». Di soluzione solo «parziale» parla, però, Antonio Castricone del Pd. «Restano le criticità: i 111 milioni sbloccati non bastano e non è chiaro se a pagare saranno i cittadini e in particolare gli abruzzesi - avverte il parlamentare di Popoli -. Nessuno pensa che questi interventi vadano fatti per favorire il concessionario come qualcuno sostiene, ma è indiscutibile che le autostrade abruzzesi devono essere percorribili in totale sicurezza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA