Avventura sulle Dolomiti per 25 ciclisti pescaresi

Oggi la corsa più dura tra le vette dell’Alta Badia. Al via il 66enne Anzivino a capo degli avvocati, gli appassionati Fidas e Clementina Settevendemie, giudice di pace
PESCARA. Oggi, per 25 ciclisti pescaresi, è il giorno in cui non si deve avere paura delle salite. Anche se, su quelle cime, i rapporti leggeri diventano duri e la bicicletta, nonostante il telaio in carbonio, sembra pesante. La sfida è quella della Maratona delle Dolomiti in Alta Badia, classica delle due ruote che mette in sequenza le stesse vette che fanno male ai professionisti del Giro d'Italia.
«Ma questa è la corsa più bella del mondo», dice Giovanni Anzivino, l'avvocato che guida la squadra delle Toghe in fuga formata dai legali pescaresi con la passione del ciclismo. Tre percorsi con tre livelli di difficoltà e il più duro, 138 chilometri, ha un dislivello di quasi 5 mila metri. «La gente lungo queste strade è uno spettacolo nello spettacolo, quel serpentone di pubblico che ci segue fino alla Cima Coppi sul Pordoi è emozionante», racconta Anzivino, 66 anni e ancora il gusto della sfida, «ho iniziato a correre in bici quasi per caso. Poi, sono migliorato, ho perso 10 chili e partecipo alla gara di oggi cercando un riscontro cronometrico e di classifica. E in ogni caso, dopo il traguardo, sono pronto a festeggiare il mio compleanno da finisher con lo champagne».
Della spedizione fa parte anche una donna, Clementina Settevendemie, avvocato a Pescara e giudice di pace a Chieti. Gli altri partecipanti delle Toghe in fuga sono: Francesco Cortese, Marco De Flaviis, Lorenzo Del Federico, Giulio Di Berardino, Daniele Di Giulio, Andrea Liberatore, Leonardo Micolitti, Remo Pratesi, Valerio Speziale, Gianluigi Tucci.
Massimo D'Angelo, assistente sociale dell'istituto Don Orione, corre con i colori di Pescara: è l'unico rappresentante della Polisportiva Pescara con l'inconfondibile divisa bianca e azzurra. «Il 14 giugno scorso ho partecipato all'Ironman di Pescara preparandomi fin da ottobre. Ora, sono pronto per questa nuova sfida», dice lui che, nel curriculum sportivo, vanta anche la partecipazione alla lunghissima granfondo di Solden, in Austria, 238 chilometri di vette e discese.
«Ma l'importante», dice D'Angelo, «è passare una giornata di sport perché lo sport è ciò che unisce senza distinzioni e questo è importante considerato il clima di terrore e violenza tipico di questo periodo nel mondo». D'Angelo è pronto alle pendenze del Giau: «Ho fatto l'ultimo allenamento sul Blockhaus di 133 chilometri. Ci sono».
Luciano Ferrero è il responsabile ciclismo dell'associazione dei donatori di sangue Fidas: «Quattro dei nostri, Walter Pedrini, Antonio Cetrano, Antonio Di Battista e Giuseppe Mantolini, partecipano alla gara per lanciare un messaggio sportivo e sociale. Chi fa sport, anche a livelli impegnativi, può donare sangue: non ci sono controindicazioni. Anzi, i ripetuti controlli a cui si è sottoposti sono importanti per mantenersi in salute». Ferrero punta su Pedrini: «È uno che va forte, l'anno scorso è arrivato tra i primi».
Il fascino della gara contagia anche altri ciclisti di Pescara e del circondario perché il fascino di quelle salite è indescrivibile: Antonio Cetrullo, Pietrangelo Evangelista e Giuseppe Marcucci (Cycling bike 2000), Manfredo De Pamphilis (Squadra corse Free bike), Roberto Di Carlo (Team bike A ruota libera), Roberto Di Martino (Asd Amicinbici Pescara), Fabrizio Di Renzo (Cicloclub del Camerlengo), Domenico Pizii (Asd Gs Ciclomania 2007), Marco Savino (Gruppo sportivo Riale asd), Alessandro Sciarretta (Enervit).
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