Azzolina: «Anche da voi classi con meno alunni»

L’intervista del Centro alla pentastellata responsabile della Pubblica istruzione Oggi pomeriggio sarà all’Aquila per dare un segnale importante di ripartenza
L’AQUILA. È al centro dell’attenzione ormai da mesi perché si è ritrovata a fare il ministro dell’Istruzione forse in uno dei momenti più difficili della storia della scuola italiana. La ministra Lucia Azzolina, sguardo deciso, non appare per niente intimidita da critiche e polemiche. Dei presidi, degli addetti ai lavori, dei sindacati. La ministra arriva oggi all’Aquila per una serie di incontri, compreso un sopralluogo nella scuola “Mariele Ventre”.
Ministra Azzolina, in questo periodo di pandemia il mondo della scuola ha subìto una vera e propria rivoluzione. Tra scuole chiuse e lezioni a distanza alunni e studenti sono stati costretti a sperimentare la didattica online. Ritiene che da questo inevitabile cambiamento nelle abitudini degli studenti possa nascere un’accelerazione verso la digitalizzazione della scuola?
«Nella fase di emergenza la didattica digitale è stata l’unica strada possibile per evitare di abbandonare gli studenti. Il sistema non era pronto, ci siamo dovuti inventare un modello praticamente da zero. In questi mesi i docenti hanno fatto un gran lavoro e sono convinta che tutte le competenze e le esperienze maturate saranno una dotazione importante per la scuola che verrà. Anche i computer acquistati e dati alle famiglie rientreranno a scuola, aiutando i docenti nelle lezioni e modernizzando i laboratori di informatica».
Ministra, in base alle linee guida fornite dal Ministero le scuole non basteranno ad accogliere tutti gli studenti. A che punto siete con il reperimento di nuove sedi per consentire che l’anno scolastico 2020/2021 possa partire senza intoppi? Pensa di stabilire classi meno numerose solo per l’emergenza sanitaria oppure per sempre? Le attività all’aperto, che state incentivando, sono incompatibili con territori, come quello abruzzese, in cui il clima non lo consente. Avete alternative?
«Quella delle classi meno numerose è una mia battaglia da anni. C’è in Parlamento una proposta di legge a mio nome contro le cosiddette classi pollaio. Quando la depositai molti la snobbarono, oggi si sono tutti accorti del problema. Per settembre dobbiamo garantire il distanziamento e lo faremo migliorando lo spazio all’interno degli istituti, per esempio con nuovi arredi, come i banchi singoli o attraverso lavori di edilizia per recuperare spazi dismessi. Gli Enti locali poi individueranno sedi alternative per le scuole che avranno bisogno di più spazio. Ho chiesto e ottenuto risorse aggiuntive, un altro miliardo di euro, con cui potremo anche prendere docenti e personale Ata in più».
In Abruzzo, all’Aquila in particolare, sono operativi ancora i Musp, strutture provvisorie. Non pensa che il governo debba intervenire con sollecitudine nella ricostruzione delle scuole?
«Ereditiamo una situazione molto difficile. Dopo il segnale del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che l’anno scorso scelse l’Aquila per l’inaugurazione dell’anno scolastico, i lavori sono andati avanti più velocemente. A settembre sarà consegnata la scuola Mariele Ventre, la prima delle scuole aquilane a essere ricostruita, un segnale importante. Ma ora è necessario accelerare».
Le scuole apriranno a settembre, saranno utilizzate come seggi elettorali? Se sì, la ripresa delle lezioni subirà un ulteriore ritardo?
«Tutte le scuole saranno aperte dal primo settembre per fare lezione agli studenti che sono rimasti indietro a causa dell’emergenza e a quelli che vorranno potenziare gli apprendimenti. Poi dal 14 l’avvio ufficiale del nuovo anno scolastico. Sulle elezioni posso dire che più giorni studenti e studentesse saranno a scuola e più sarò contenta».
CARENZA DI DOCENTI. Il fronte scuola, già alle prese con i protocolli di sicurezza e le linee guida per prevenire il contagio, a settembre sarà alle prese anche col problema atavico delle cattedre scoperte e dei supplenti. L’allarme lo lanciano i sindacati, in particolare la Cisl che parla «di 85.150 cattedre vacanti liberate negli anni dai pensionamenti». Un numero che «potrebbe creare problemi all'avvio dell’anno scolastico a settembre» e al quale, «al Nord, ovvero nelle aree più colpite dal Covid», si aggiunge la ricerca di supplenti. Insomma, «la cura della “supplentite” tanto osannata da diversi anni continua a non trovare soluzioni e si parla di una base, anche per il prossimo anno, di 200mila incarichi annuali», spiega la segretaria della Cisl Scuola, Maddalena Gissi. Sul versante spazi tocca alla sottosegretaria all'Istruzione, Anna Ascani, fornire cifre: «Abbiamo già censito 3.000 edifici scolastici in sicurezza, non utilizzati» da destinare ad aule alternative. Anche perche, spiega Ascani, «il 20% degli Istituti superiori delle grandi città presenta criticità» logistiche per consentire il distanziamento. E sul tema scuola si innesta la dura polemica del leader della Lega, Matteo Salvini: «Da settembre circa un milione di studenti italiani non troverà spazio nelle aule per i limiti imposti dal governo», con numeri declinati per ogni regione. Pronta la replica della ministra Lucia Azzolina: «Nessun alunno sarà cacciato da scuola, come sta continuando a dire Matteo Salvini, inondando le Regioni di numeri a caso. A settembre la scuola riaprirà per tutti. Abbiamo le soluzioni e abbiamo le risorse. C'è chi, invece, preferisce usare la scuola per fare propaganda. È molto facile ma anche molto irresponsabile».
Tornando alle cattedre i dati parlano di un vero record negativo (lo scorso anno erano 64.149) che, mette da subito in chiaro la Cisl, non è imputabile all'attuale ministra Azzolina ma frutto «di un'impostazione politica che non ha individuato un processo di reclutamento adeguato». La soluzione? «Assunzioni immediate», spiega il sindacato. «Non si può procedere solo per concorsi», spiega ancora Maddalena Gissi, «come è stato fatto negli ultimi 4 anni, ma è necessaria una procedura di reclutamento e stabilizzazione come avviene nella Pa e in tutti contesti lavorativi come chiede la Corte di Giustizia europea». E la ministra Azzolina, che dopo la diffusione dei dati sulla mobilità (oltre il 55% delle domande accolte e di 8.000 prof che si avvicineranno a casa) aveva promesso «assunzioni» oggi è tornata sul tema precisando che «il ministero è già al lavoro per far partire i concorsi».

