Baldini: «Su Grande Pescara troppi gli interessi in gioco»

Il candidato conferma il suo no al piano di fusione con Montesilvano e Spoltore «È un progetto inutile e dannoso, ma i costruttori spingono per realizzarlo»
PESCARA. «Il progetto della Grande Pescara è inutile e dannoso, inoltre penso che vi siano dietro interessi di costruttori e potentati economici». A parlare così è Gianluca Baldini, l’unico tra gli otto candidati sindaci in corsa per le comunali del 26 maggio a dichiararsi apertamente contrario al piano di fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore.
Ieri, ha convocato gli organi di informazione, insieme a Lorenzo D’Onofrio segretario nazionale del Fronte sovranista italiano che ha dato vita alla lista di Baldini Riconquistare l’Italia, per ribadire i motivi della sua diffidenza sul progetto della Grande Pescara. Presente anche la mamma del candidato, Rita D’Agostino, ex dipendente del Comune di Pescara e tuttora sindacalista della Cisl. «Io sono sempre disponibile a cambiare idea», ha detto Baldini, «però, finora, nessuno ha risposto alle mie questioni per cercare di convincermi del contrario. In compenso, ho ricevute minacce». Il riferimento è a un’incomprensione nata da una frase pronunciata di recente dal candidato sindaco Carlo Costantini, promotore del progetto della Grande Pescara, ma subito chiarita con una stretta di mano tra i due.
«Riteniamo che la fusione», ha detto Baldini, «sia inutile sotto il profilo dell’accorpamento dei servizi, che possono essere gestiti in coordinamento tra diversi Comuni. Riteniamo che sia anche dannosa sotto il profilo della gestione ordinaria della città, perché Montesilvano e Spoltore saranno destinate a diventare grandi periferie e le risorse aggiuntive, promesse dai promotori, che dovrebbero compensare questi squilibri, sono solo fumo negli occhi».
«La legge in vigore», ha spiegato, «limita le premialità per le fusioni previste dal Testo unico degli enti locali a 2 milioni di euro per ciascun beneficiario che corrispondono a 20 milioni di euro in un decennio e non a 200 milioni, come riferito e recentemente ribadito da alcuni sostenitori del progetto». «Due milioni l’anno per la Grande Pescara», ha fatto presente Baldini, «costituirebbero un premio insufficiente persino a fronteggiare i costi della fusione per la riorganizzazione dei servizi. A ciò si aggiunge il fatto che il nuovo Comune conterebbe 192mila abitanti, non raggiungendo dunque la soglia dei 250mila che consentirebbe di spuntare maggiori trasferimenti statali. Si produrrebbe l’effetto paradossale di perdere risorse». «Questo progetto», ha concluso, «interessa soprattutto ai costruttori che vogliono regole unitarie su tutto il territorio e spazi più ampi per fare i loro investimenti».
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