Bambino adottato Il genitore era in cura da uno psichiatra

Il giudice dei minori: «Noi non ne sapevamo nulla» Ma lui dice: «Erano al corrente del mio disturbo»
PESCARA. «Siamo sgomenti e sbalorditi», dice Silvia Reitano, il giudice del tribunale dei minori che ha istituito la pratica dell’adozione di Maxim Maravalle. «Le nostre indagini sono rigorosissime», prosegue, «e lo sgomento è di tutto l’ufficio. Davvero non sappiamo che dire», ha dichiarato Reitano alle agenzie di stampa. Ma è stata il presidente facente funzioni del tribunale Cecilia Angrisano a riaprire, ieri, il fascicolo dell’adozione del bimbo russo arrivato a Pescara nel maggio 2012 da un cittadina di circa 200 mila abitanti della Siberia orientale e a sconcertare perché il tribunale non sarebbe stato al corrente del disturbo psicotico atipico di cui era affetto Massimo Maravalle da vari anni, prima di adottare il piccolo (oggi sarà affidata l’autopsia). «Non sussistevano elementi da cui desumere o ipotizzare presunte patologie psichiatriche degli istanti, dei quali era invece attestato il pieno equilibrio psicofisico», ha scritto Angrisano dopo aver ripreso visione degli atti del procedimento. Il giudice ha aggiunto che è stato «pienamente rispettato il rigoroso iter stabilito per le procedure di accertamento dell’idoneità all'adozione da parte delle coppie aspiranti». Che cos’è accaduto? C’è un anello mancante? Anche la polizia è al lavoro per ricostruire il complesso iter che ha portato all’adozione di Maxim anche se, durante l’interrogatorio, Maravalle avrebbe detto: «Loro sapevano del mio disturbo». Come il tribunale, anche i servizi sociali del Comune erano «all’oscura dei disturbi dell’uomo» mentre quello di ieri è stato un venerdì drammatico anche per gli amici della coppia. La famiglia Maravalle aveva avviato le pratiche per l’adozione nel 2010 e, come prevede la prassi, era stata anche in Russia. «Ci hanno raccontato come viveva il bambino lì», dice un’amica della coppia, «in un orfanotrofio con metodi rigidi. Per farlo abituare alla vita italiana i genitori avevano fatto vedere al bimbo i “centri commerciali” lì in Russia. Mi spiegavano pure che il piccolo era passato in troppo breve tempo dal nulla al tutto: alle luci, ai negozi...». Era un bambino solare, affettuoso, Maxim, un bimbo che non mancava mai a una festa e i cui genitori, racconta ancora la donna, «erano sempre presenti, attenti, era un bimbo molto seguito. Nessuno avrebbe potuto immaginare una cosa del genere». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

