Banca e 12 ditte contro il concordato Aca

La Bnl e le imprese non pagate fanno ricorso: «La gestione dissennata di un ente pubblico non può essere scaricata sui privati»
PESCARA. Una banca e 12 imprese impugnano l’omologa del concordato dell’Aca e vanno alla Corte d’Appello dell’Aquila per ottenere il pagamento dei debiti. Una mossa che rimette a rischio la sopravvivenza dell’Aca, la società per azioni dell’acqua formata da 64 Comuni delle province di Pescara e Chieti. Messe insieme, la banca Bnl e le ditte vantano oltre 15 milioni di euro di crediti dall’Aca: se fosse confermato il concordato, i crediti della Bnl e delle aziende sarebbero ridotti di quasi la metà e pagati a rate nel giro di 6 anni. È quanto prevede il concordato dell’Aca omologato dal tribunale di Pescara il 31 maggio scorso: si tratta di un caso unico in Italia perché, per la prima volta, un ente pubblico travolto da oltre 100 milioni di euro di debiti è riuscito a essere ammesso al concordato. Una manovra, ideata dall’amministratore unico dell’Aca, l’avvocato Enzo Di Baldassarre, giunto al termine del mandato e pronto all’addio, che ha salvato la spa tagliando i debiti verso le imprese: con il concordato, spariscono oltre 38 milioni di euro di debiti verso le aziende che hanno lavorato per l’Aca fino al 2014. Il concordato, infatti, prevede il pagamento integrale di quasi 8 milioni di euro di debiti verso dipendenti, enti previdenziali, Equitalia e Soget; il pagamento integrale di 2 milioni all’Ato; il pagamento di 49,6 milioni alle ditte a fronte di debiti per 88,4 milioni.
La Bnl ha presentato un reclamo contro il piano dell’Aca per un mutuo non restituito. La stessa strada hanno fatto anche le 12 imprese coordinate dall’Aniem di Pescara-Chieti, l’Associazione nazionale imprese edili e manifatturiere, e assistite dallo studio legale pescarese Teti-Giancola: «Abbiamo presentato reclamo contro l’omologa del concordato dell’Aca perché il risanamento di un ente pubblico non si può scaricare sulle ditte che hanno lavorato», spiega il presidente territoriale dell’Aniem Bruno Facciolini, «sarebbe un pericolo per le imprese se passasse il precedente che l’incapacità gestionale di un ente pubblico può essere pagata dalle ditte. Lo Stato deve vigilare». È la stessa impostazione del vertice nazionale dell’Aniem: «Come può un ente che applica procedure pubbliche per gare e assunzioni essere trattato da società privata?», dice Dino Piacentini, imprenditore modenese a capo dell’Aniem nazionale, «non vorremmo che le crescenti incertezze e le dinamiche legislative in atto nascondessero ancora una volta un orientamento finalizzato a far ricadere i debiti contratti dagli enti pubblici, frutto spesso di gestioni dissennate, sulle imprese, sui loro lavoratori, sul tessuto sociale ed economico di questo Paese».
L’Aniem di Pescara-Chieti esamina la situazione dell’Aca con il punto di vista degli imprenditori beffati: «Con la procedura di concordato iniziata il 18 dicembre del 2014, l’Aca ha congelato i suoi debiti continuando a gestire l’ordinaria amministrazione. Ovviamente», osserva Facciolini, «se non si pagano i debiti fino a quella data, è normale che adesso l’Aca possa vantare una liquidità che supera i 30 milioni di euro». È questo il dato emerso con l’approvazione del terzo bilancio targato Di Baldassarre, un bilancio tornato in attivo di 9 milioni di euro. «E le imprese?», dice Facciolini, «rischiano il fallimento perché non hanno soddisfazione dei propri crediti, se non a rate e a partire dal settembre 2017, ma nel frattempo hanno già pagato le tasse sulle fatture emesse all’Aca a suo tempo».
Ora, la parola passerà alla Corte dell’Appello dell’Aquila – prima udienza il 26 ottobre prossimo – e la sentenza non è affatto scontata: «La stessa sezione della Corte d’Appello», sottolinea Facciolini, «ha già giudicato un caso analogo, quella della società di riscossione Risco di Pescara: il tribunale di Pescara aveva deciso che la Risco poteva essere ammessa alla procedura di fallimento ma la Corte d’Appello dell’Aquila ha ribaltato tale impostazione e ha rigettato l’ipotesi che una società pubblica possa fallire».
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