Bancarotta della Progetto Sport Il curatore: fallimento evitabile

29 Aprile 2022

PESCARA. Iniziano a sfilare i testi dell’accusa nel processo per bancarotta fraudolenta a carico di ex amministratori e soci della Progetto Sport Gestione Impianti che gestiva il complesso delle...

PESCARA. Iniziano a sfilare i testi dell’accusa nel processo per bancarotta fraudolenta a carico di ex amministratori e soci della Progetto Sport Gestione Impianti che gestiva il complesso delle piscine Le Naiadi.
Sul banco degli imputati siedono il commercialista Vincenzo Serraiocco (ieri presente in aula), ex presidente del cda fino a gennaio 2019 e ritenuto amministratore di fatto anche nel periodo successivo, quando alla guida della società c’era Livio Di Bartolomeo. Insieme a loro, imputati sono anche Daniele D’Orazio (anche lui in aula ieri) e il finanziere Paolo Colaneri, ritenuti dall’accusa sostenuta dal pm Andrea Papalia, «soci, gestori e amministratori di fatto della medesima società fino al fallimento», intervenuto nell’aprile del 2019 con un passivo di circa 8 milioni di euro.
Ieri, buona parte dell’udienza è stata dedicata alla deposizione del curatore fallimentare Claudia Mariani, che in precedenza aveva seguito il concordato in continuità, in qualità di commissario giudiziale. La professionista ha ripercorso tutte le tormentate tappe della vita societaria, sottolineando l’assoluta mancanza di comunicazioni dal 2017 in poi, puntando il dito verso la gestione Serraiocco.
In particolare, la teste ha evidenziato come dal dicembre del 2017 la società non le abbia più trasmesso relazioni, tacendo anche l’acquisizione di un credito di 720 mila euro che la Regione versò alla società: soldi che avrebbero potuto evitare il fallimento e che dovevano servire per pagare i dipendenti, ma che Serraiocco avrebbe utilizzato in maniera irregolare per partecipare alla gara per l’acquisto della piscina di Francavilla (non andata a buon fine), mentre il resto la Finanza lo trovò nella disponibilità di Serraiocco: due assegni per un totale di 450 mila euro intestati alla Progetto Sport.
La teste ha spiegato anche la questione della società controllata, Progetto Sport Nuoto, che i soci Serraiocco, D'Orazio e Colaneri cedettero a loro stessi, per 900 euro: società che era la vera cassaforte delle Naiadi, con un fatturato medio annuo superiore al milione e 600 mila euro. In apertura di udienza il legale di Serraiocco, Eleuterio Simonelli, aveva chiesto un differimento del processo, sollevando un problema relativo alla trascrizione delle intercettazioni: eccezione rigettata dal collegio presieduto da Maria Michela Di Fine. Ieri è stato sentito anche un rappresentante della polizia giudiziaria e l'ex amministratore Lamberto Calore. Si proseguirà il 4 maggio. (m.cir.)