Bancarotta “Maiella e Morrone”: tutti assolti i quattro imputati

7 Ottobre 2022

Vicenda conclusa per Claudio Cavallucci, Oscar Pezzi, Donato Di Matteo e Danilo Di Costanzo: gli amministratori erano accusati di aver contribuito al dissesto della società di servizi alla persona

PESCARA. Si è chiuso con quattro assoluzioni la tormentata vicenda giudiziaria che portò al fallimento della società “Maiella e Morrone srl in house providing”, una importante struttura per il territorio pescarese, che aveva ad oggetto la fornitura di servizi socio-sanitari alla persona, per conto degli enti pubblici. Sotto processo erano finiti i vertici della società: Claudio Cavallucci, in qualità di presidente e consigliere del cda fino a dicembre 2014, e Oscar Pezzi quale amministratore unico dal 2014 al marzo del 2016 (entrambi assistiti dagli avvocati Ugo Di Silvestre e Stanislao Capone); l’esponente politico del Pd, Donato Di Matteo (difeso dall’avvocato Sergio Della Rocca) che era stato direttore generale e amministratore fino al 2014.
I tre erano accusati di bancarotta semplice che costituiva il primo capo di imputazione, e poi anche di bancarotta fraudolenta, questa volta insieme a Danilo Di Costanzo (difeso dall'avvocato Massimo Santarelli), nella sua qualità di liquidatore legale. Ebbene, dopo quattro anni dall’apertura dell’inchiesta, ieri è arrivata la sentenza del tribunale presieduto da Maria Michela Di Fine: assoluzione dalla bancarotta semplice perché il fatto non sussiste, e da quella fraudolenta perché il fatto non costituisce reato.
Il pm Andrea Papalia, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna a quattro anni di reclusione soltanto per Cavallucci e Pezzi, mentre l'assoluzione per Di Matteo e Di Costanzo. Ma è invece passata la linea del collegio difensivo che, dopo un lungo e articolato processo, aveva depositato una serie di dettagliate memorie al collegio, nelle quali venivano riportati tutti i passaggi salienti della vicenda. Non ci sarebbero stati comportamenti illegittimi da parte degli imputati e nessuna ipotesi di mala gestione.
L'attività della “Maiella Morrone”, indispensabile per tutti quelli che usufruivano degli interventi degli operatori sanitari, non poteva assolutamente essere sospesa, ma nello stesso tempo la liquidazione delle spettanze provenienti dai vari enti (Comuni, Provincia e Regione) arrivavano in tempi troppo lunghi, creando anche grosse difficoltà agli operatori che per mesi restarono senza stipendio. Ma gli amministratori, stando a quanto emerso dal processo, avrebbero fatto tutto quello che era nelle loro possibilità per superare le varie problematiche, affidandosi anche a un esperto per confezionare un accordo di ristrutturazione con il fisco, che avrebbe permesso di risolvere il tutto. Ma questo non andò a buon fine, mentre il debito con l’erario, quello più importante e significativo, se non l'unico, continuava a crescere in maniera esponenziale tanto da provocare il fallimento della società decretato dal tribunale di Pescara nell’aprile del 2017 con un passivo accertato di 4 milioni di euro.
Cavallucci, Pezzi e Di Donato, erano accusati di non aver richiesto la dichiarazione di fallimento quando se ne prospettava l’esigenza, e di aver procrastinato l’attività oltre la chiusura di esercizio del 2012, presentando quella istanza di ristrutturazione del debito. A tutti, poi, compreso Di Costanzo, era stato contestato di non aver tenuto in ordine i libri contabili, impedendo così la ricostruzione del patrimonio, omettendo di riportate i debiti di imposte, di contributi previdenziali, ritenute fiscali e via dicendo, per «celare l'entità delle perdite... contribuendo a cagionare o concorrere al dissesto della società». Accuse che però sono state cancellate dalla sentenza assolutoria di ieri.