Bancarotta, Mattucci lascia il carcere

L’imprenditore di Montesilvano e i suoi due collaboratori ai domiciliari. Tornano il libertà il figlio Marco e altri 2 indagati
MONTESILVANO. Mauro Mattucci, l’imprenditore di Montesilvano di 59 anni arrestato il 2 settembre, ha lasciato il carcere di Pescara per essere sottoposto i domiciliari. Con lui sono usciti dalla casa circondariale anche Antonio Gentile e Giuliano Capurri, il primo di 59 anni e il secondo 55enne, entrambi di Montesilvano, ritenuti dall’accusa gli stretti collaboratori di Mattucci nell’ambito di una «organizzazione criminale con capacità non comuni» che avrebbe realizzato una serie di reati fallimentari e fiscali. Altri tre indagati hanno invece lasciato i domiciliari e sono tornati in libertà e si tratta di Marco Mattucci, 37 anni, di Montesilvano, figlio di Mauro, Vincenzo Misso, 50 anni, e Nando Di Luca, 32 anni, anche loro residenti a Montesilvano.
A disporlo è stato il Tribunale del Riesame dell’Aquila, che ha accorpato in un’unica udienza i ricorsi presentati pressoché contestualmente dai difensori, tra cui Giacomo Cecchinelli, Alessandro Perrucci e Manuel Sciolè. È attesa per il 28 settembre, invece, la decisione del Tribunale del riesame per Carla Cameli, 58 anni, di Anzio ma domiciliata a Montesilvano, anche lei finita ai domiciliari, difesa da Franco Perolino, che ha già ottenuto il permesso di uscire alcune ore. Lo stesso beneficio è stato concesso dopo l’interrogatorio a Valerie Lighezolo, 47 anni, di Città Sant’Angelo, difesa da Alfredo Di Francesco.
Nei prossimi giorni, poi, si conoscerà anche l’esito del ricorso al Tribunale del riesame per quanto riguarda le misure patrimoniali. Contestualmente agli arresti, infatti, la Guardia di finanza di Chieti e la squadra mobile hanno eseguito anche i sequestri preventivi di 43 conti correnti e 65 unità immobiliari, nel pescarese, tra cui la villa di Mattucci, a Montesilvano, e lo stabilimento-discoteca Tortuga, che ha avuto la possibilità di proseguire regolarmente la sua attività sotto il controllo di un amministratore.
Mattucci, noto in campo imprenditoriale sia nel settore residenziale che commerciale, avrebbe messo in piedi, per la Procura di Chieti, «una holding criminale» che si occupava di «acquisire società in crisi di liquidità, svuotarle dei beni posseduti, intestarle a prestanome e poi farle fallire, dopo averne trasferito la sede legale» all’estero. Le Fiamme gialle e la polizia hanno accertato diverse bancarotte fraudolente e ricostruito fatture false per 13 milioni di euro, oltre ad appurare un’evasione per 6 milioni di euro. L’organizzazione, stando a quanto emerso durante le indagini, si sarebbe basata anche sulla «capacità intimidatoria» riconosciuta a Mattucci.
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