Bancarotta, stop a 2 imprenditori Vietata la gestione di società

4 Novembre 2020

Disposta l’interdizione per un anno per Biagio Liguori e Vincenzo Fusco, il pm aveva chiesto gli arresti L’accusa: compravendita fittizia di immobili per sottrarre dal fallimento i beni destinati ai creditori 

PESCARA. Per un anno non potranno gestire nessuna società e ricoprire incarichi al loro interno. La misura cautelare firmata dal gip Nicola Colantonio e richiesta dal pm Andrea Papalia (che aveva chiesto per i due gli arresti domiciliari) è diretta a un noto imprenditore di Montesilvano che opera nel campo delle costruzioni, Biagio Liguori, originario del napoletano come suo genero, Vincenzo Fusco, anch'egli finito nel mirino della procura di Pescara per una serie di reati piuttosto gravi: bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, auto riciclaggio di beni provenienti dai delitti contestati e anche falso ideologico a carico di Fusco per aver presentato una denuncia con la quale «dichiara falsamente di aver subito il danneggiamento di gran parte della documentazione» delle società coinvolte in questa intricata vicenda giudiziaria, solo per evitare di consegnare i documenti al curatore.
La misura comprende anche un sequestro preventivo di beni per un valore complessivo che supera il milione e 600mila euro. E' stata necessaria tutta l'esperienza degli investigatori della guardia di finanza per ricostruire il complesso sistema che si presume sia stato adottato dai due indagati per sottrarre dal fallimento i beni ai creditori. Tre le società a vario titolo coinvolte, tutte legate, secondo l'accusa, ai due indagati: Nuova Casa Italia srl Unipersonale (fallita nel febbraio dello scorso anno), gestita a scavalco da Liguori prima e Fusco dopo, la Vittoria srl, posta in liquidazione, e la Dagal di Fusco Vincenzo & C. snc. Alla base di tutto, secondo l'accusa, ci sarebbe una serie fittizia di compravendite di immobili da una società all'altra e anche nei confronti di ignari compratori che versarono parte delle somme dovute in contanti, e quindi senza alcun riscontro contabile. A contribuire a mettere nei guai Liguori e Fusco ci ha poi pensato il curatore fallimentare della Nuova Casa Italia, Guglielmo Lancasteri che, documenti alla mano, ha evidenziato le presunte irregolarità contabili e societarie, anche se con grandi difficoltà per quella denuncia ritenuta falsa dagli inquirenti, di perdita di parte dei documenti in un allagamento di locali.
«Emerge chiaramente l'avvenuta distrazione», scrive il gip in uno dei tanti passaggi tecnici della ordinanza, «da parte della Nuova Casa Italia, tanto dei beni immobili oggetto di cessione alla Degal, quanto della complessiva somma di 676mila euro costituente il corrispettivo della vendita di due immobili di Montesilvano. Ciò posto, non può non evidenziarsi come Fusco e Liguori, utilizzando le società sopra indicate, realizzavano un collegamento di negozi giuridici diretto a garantire, attraverso la simulazione delle modalità di pagamento, l'acquisto di sette appartamenti in capo alla Degal e la vendita di due immobili in favore di soggetti estranei, con lo scopo evidente di sottrarre il valore dei beni stessi dall'azione dei creditori per destinarlo ai propri interessi personali esclusivi».
E visto che gli immobili distratti dall'attivo fallimentare a beneficio della Degal venivano trasferiti con operazioni economiche in apparenza lecite nell'ambito di attività imprenditoriale, «può ragionevolmente affermarsi la configurabilità del reato di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita». E poi, attraverso la Vittoria srl, di cui secondo l'accusa erano gestori di diritto o di fatto, i due indagati si sarebbero sottratti al pagamento delle imposte sui redditi, sul valore aggiunto e sanzioni amministrative per un totale di 1 milione e 254mila euro, come si legge nell'imputazione. Nel motivare le misure cautelari personali, il giudice parla dei due indagati come di «soggetti avvezzi alla commissione di condotte illecite...e l'insieme dei rapporti intercorsi tra le parti dimostra come le condotte non siano occasionali, ma costituiscono espressione di una analitica ed approfondita programmazione».
Il gip parla anche di un arco temporale «assolutamente rilevante» in cui avrebbero realizzato «una serie di artifici contabili e fiscali diretti a frodare l'erario». E quindi «al fine di frenare gli impulsi delinquenziali, si stima sufficiente applicare la misura interdittiva». E nello spiegare come «la persona fisica che agisce per l'ente non può andare esente da responsabilità per il sol fatto che il profitto dell'azione illecita sia andato a vantaggio esclusivo della struttura societaria», il giudice dispone una serie di sequestri: nove immobili ubicati nelle province di Pescara, Teramo, L'Aquila e Napoli; quote societarie di nove persone giuridiche di cui 8 con sede in provincia di Pescara e di Roma; 17 rapporti bancari e finanziari.