Banda e applausi per l’addio a Lagatta

17 Luglio 2024

Bussi saluta il sindaco della bonifica dei veleni. Il cordoglio della politica e del prefetto. Il vice: amato perché stava con i deboli

BUSSI SUL TIRINO . Una folla di centinaia di persone ha salutato per l’ultima volta il sindaco Salvatore Lagatta, morto domenica scorsa a 69 anni dopo aver lottato per due anni contro una malattia. Un lungo corteo, ieri mattina a Bussi sul Tirino, ha accompagnato la bara, ricoperta da un tricolore, dalla chiesa della Madonna del Ponte dove è stata allestita la camera ardente verso la chiesa di Santa Maria dell’Assunta, dove si sono svolti i funerali alla presenza del prefetto Flavio Ferdani. Presenti alla cerimonia, a confortare la famiglia, la moglie del sindaco, Grazia Borcalli e il figlio Camillo, il governatore Marco Marsilio, il deputato Guerino Testa, il segretario nazionale di Rifondazione, Maurizio Acerbo, il presidente dell’Anci Abruzzo Gianguido D’Alberto e poi tantissimi sindaci della Val Pescara, associazioni del territorio e la banda di Bussi che ha accompagnato il feretro. Niente fiori sulla bara per volontà della famiglia che ha scelto di donare le offerte alla parrocchia di Bussi.
Monsignor Corrado Pasquantonio, che ha officiato il rito, ha raccontato l’uomo e l’amministratore Lagatta con una serie di aneddoti «tra conflitti» e ma anche «riconciliazioni» e ha sottolineato come «grande è stato sempre l’aiuto alla chiesa» del sindaco e sindacalista comunista.
Ricorda l’ex parlamentare Gianni Melilla: «Conobbi Salvatore Lagatta negli anni ’70, lui militava in Lotta Continua e Bussi per noi giovani studenti di sinistra era un punto di riferimento politico con i mille operai della Montedison e un consiglio di fabbrica autorevole e in gran parte formato da delegati comunisti. Bussi era una roccaforte del Pci abruzzese e del sindacato dei chimici. Salvatore scelse la Cisl e la sinistra sindacale di Pierre Carniti, io nella Cgil, ma stavamo dalla stessa parte: quella dei lavoratori. Militava in Rifondazione comunista e per tre volte fu eletto sindaco di Bussi. Persona coerente e combattiva, sempre radicale nei suoi convincimenti politici».
Oggi il vice sindaco, Paolo Salvatore, che prenderà le redini dell’amministrazione prima di nuove elezioni, si recherà dal prefetto Ferdani «per capire da dove ricominciare». Salvatore poi sottolinea come il sindaco «che ha cambiato Bussi» sia stato circondato «dall’affetto di una folla immensa che ha partecipato sentitamente a una cerimonia semplice come era Salvatore, amato dalla gente perché sempre dalla parte dei più deboli».
Il presidente dei Borghi e consigliere regionale, Antonio Di Marco: «Amministratore attento, non esitò a collaborare con la Provincia, quando ero presidente, per rintracciare gli inquinatori dei siti di Bussi».