Barca di Eriberto a rischio «Colletta per salvarla»

5 Maggio 2016

Il sindaco ordina la manutenzione del natante: «Lavori subito o verrà demolito» La figlia del balneatore si appella agli amici storici: mettiamo tutto in sicurezza

PESCARA. Eriberto la piazzò con la gru dov’è ancora oggi, sull’aiuola davanti allo stabilimento Jambo, in una notte. Con la delibera firmata dall’allora assessore al Turismo Carlo Masci (giunta Pace) fece tutto da solo e i pescaresi, nel 1997, se la ritrovarono sul marciapiede di viale della Riviera dalla sera alla mattina. Da allora sono passati 19 anni e quella barca, che aveva davvero navigato e fatto regate quando era del cognato di Eriberto, Dino Merlonetti (marito della sorella Elisabetta) è praticamente marcita senza la manutenzione (Eriberto morì nel 2008 dopo un tragico investimento in viale Bovio) che negli accordi avrebbe dovuto assicurare il titolare dello stabilimento Jambo. È questa la premessa che porta all’ordinanza con cui il 2 maggio il sindaco Alessandrini parla di manutenzione o demolizione della barca, entro cinque giorni, dopo la perizia tecnica che ne ha evidenziato e definito la pericolosità «a causa della macerazione de legno e della posizione a ridosso di una pista ciclabile».

Un’ordinanza che, data la figura del personaggio, ha fatto gridare allo scandalo gli oppositori politici del sindaco. Commenta infatti l’assessore di allora Carlo Masci: «Alessandrini si era già guadagnato il premio Attila con il taglio dei pini, se ci fosse stato Eriberto dopo quest’ordinanza il premio gliel’avrebbe portato personalmente a casa». E Berardino Fiorilli, di Pescara Mi piace: «Non ci sono più argini alla forza distruttiva del sindaco che dopo aver abbattuto i pini di via Regina Margherita si appresta a cancellare anche l’ennesimo simbolo di Pescara, denigrando la memoria di un uomo straordinario che ha scritto pagine dello sviluppo e della storia di Pescara».

Replica subito il sindaco: «Il futuro della Capitan Uncino sarà deciso con gli eredi di Eriberto. Con la famiglia abbiamo già avuto diverse interlocuzioni prima di chiedere un intervento di manutenzione per via delle cattive condizioni in cui versa lo scafo. L’obiettivo è la messa in sicurezza volta al recupero, ed è l’attività che abbiamo svolto secondo la legge, quando una perizia tecnica ha evidenziato il pessimo stato della barca e ne ha definito la pericolosità. Con gli eredi ci siamo impegnati a cercare insieme un percorso per intervenire, che possa evitare la demolizione, se le condizioni e i costi consentiranno un recupero». Costi che si aggirerebbero sui ventimila e che la figlia di Eriberto Mastromattei, Anita spera di riuscire a trovare con la complicità dei tanti amici del genio visionario e bizzaro che fu suo padre.

«Proprio l’estate in cui ebbe l’incidente, papà si era ripromesso di ristrutturare la barca a cui aveva messo comunque dei tiranti che ne assicuravano la stabilità. Purtroppo poi è morto, lo stabilimento è passato alla famiglia Cirotti e adesso è gestita da Ezio e Aldo. La manutenzione spetta a loro, ma è chiaro che la cifra va raggiunta con l’aiuto di tutti. A loro, ai vecchi amici di papà mi appello affinchè la barca rimanga il punto di riferimento che per noi familiari ha un valore affettivo, per la città un valore simbolico e per Jambo un interesse quasi pubblicitario. Al Comune chiediamo solo di aspettare qualche settimana, il tempo di riuscire a unire le forze, anche con le associazioni che vorranno aderire e a capire a quanto si può arrivare. Nel frattempo la barca può essere transennata». (s.d.l.)

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