«Basta con le accuse, si rispetti il Tar»

17 Gennaio 2017

Il sindaco si sfoga dopo gli attacchi contro di lui per il progetto di Pescaraporto e avverte: no al voto prima della sentenza

PESCARA. «Non ci sto a finire nel tritacarne per la questione di Pescaraporto, adesso basta con le accuse contro di me». Ieri Marco Alessandrini ha perso la pazienza. Dopo l’ennesimo attacco contro di lui da parte dell’opposizione e dopo un articolo comparso su un sito on line in cui si ipotizzano presunti favori a dei poteri forti, il sindaco ha messo da parte il suo abituale aplomb ed è sbottato durante la seduta del consiglio comunale.

Mentre l’aula stava discutendo la delibera contenente gli atti di indirizzo sull’urbanistica della città, presentata dall’assessore Massimo Civitarese, il primo cittadino ha chiesto la parola per respingere le critiche e i sospetti avanzati in questi giorni dal centrodestra e dal Movimento 5 Stelle per il rinvio del provvedimento, con cui il consiglio sarà chiamato ad esprimere un parere sulla richiesta della società di Pescaraporto, di cui sono soci i figli dell’avvocato Giuliano Milia e gli imprenditori Mammarella, di un cambio di destinazione d’uso dell’area ex Edison, sulla riviera sud, per realizzare abitazioni al posto degli uffici. I consiglieri del centrodestra sostengono che l’amministrazione comunale stia appositamente ritardando la presentazione in aula della delibera per evitare una bocciatura quasi certa al progetto, prima che il Tar si pronunci sul ricorso presentato dalla società per contestare la scelta del dirigente comunale di non rilasciare il permesso edilizio rimandando ogni decisione al consiglio. L’udienza del tribunale amministrativo si terrà il prossimo 27 gennaio.

Proprio a causa di questo ritardo, il centrodestra ha adottato la linea dura, avviando già da ieri l’ostruzionismo in consiglio con la presentazione di centinaia di emendamenti per bloccare ogni provvedimento. Per la delibera sugli atti di indirizzo di urbanistica, ne sono stati presentati centinaia. E il sindaco è andato su tutte le furie.

Nel suo intervento, durato poco più di dieci minuti, Alessandrini ha respinto al mittente accuse e sospetti. «Per rispetto del Tar», ha detto, «porteremo in consiglio la delibera su Pescaraporto il giorno dopo la decisione dei giudici». «A me dà fastidio essere infangato per forza», ha aggiunto, «qualcuno ha addirittura ipotizzato che io prenda ordini dai poteri forti. Ma questa amministrazione ha già preso una decisione per quell’area, è scritta negli atti di indirizzo sull’urbanistica dove si dice che non si ravvisa la necessità di derogare al piano regolatore». Il sindaco ha quindi ribadito di essere contrario alla realizzazione di abitazioni in quell’area della riviera di Porta Nuova.

Ma durante il suo intervento sono volate nuove accuse contro di lui dai banchi dell’opposizione. In particolare, dalla consigliera del Movimento 5 Stelle Erika Alessandrini, che nei giorni scorsi si era già espressa su questa questione. «Il sindaco e tutto il Pd», aveva detto, «continuano a non portare la delibera in consiglio lasciando, come accaduto in passato, che siano i giudici i soli ad esprimersi nel merito. Così come è sempre avvenuto dal 2012 ad oggi, si continua ad impedire ai rappresentanti dei cittadini di decidere sul destino di un’area così strategica di Pescara».

Durissima è stata la reazione del sindaco, interrotto dalla consigliera 5 Stelle. «Stia zitta e parli solo se interrogata», ha urlato in aula contro di lei.

Il primo cittadino ha poi proseguito il suo discorso facendo riferimento ad un vecchio documento del Comune. Una direttiva del 29 maggio 2012, emanata dall’allora direttore del dipartimento Attività tecniche Amedeo D’Aurelio durante la precedente amministrazione di centrodestra, con cui il dirigente avrebbe di fatto impedito al consiglio di potersi esprimere su quell’intervento edilizio. «Ora mi accusano di aver volutamente ritardato il voto dell’assemblea civica proprio coloro che guidavano l’amministrazione di allora e che avevano consentito al dirigente di fare quella scelta», ha osservato Alessandrini.

Il sindaco ha concluso il suo intervento difendendo l’Avvocatura comunale oggetto di un’interrogazione del capogruppo di Forza Italia Marcello Antonelli. «Non c’è stata alcuna compromissione del diritto di difesa dell’ente davanti al Tar, come ipotizzato da Antonelli», ha sottolineato, «le parti non hanno rinunciato al termine di difesa, ma al termine di notifica».

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