Beffa pensioni per chi ha 60 anni

25 Ottobre 2021

Con le due proposte di riforma (Quota 102 o 104) dovrà attendere fino a 2025  

L’attesa riforma delle pensioni rischia di trasformarsi in una vera beffa per tutti i cittadini nati tra il 1960 e il 1961. Il motivo? Con le due nuove proposte del governo (Quota 102 e Quota 104), l’uscita dal lavoro di chi ha 60, 61 anni e 37 anni di contributi potrebbe slittare al 2025.
Con Quota 100, invece, avrebbero potuto andare in pensione già dal prossimo anno. In più, con la nuova riforma rischia di sparire anche l’Opzione donna, così come l’atteso ampliamento della lista dei lavori gravosi. Ma andiamo con ordine.
LA BEFFA Il governo ha deciso di stanziare 600 milioni per la riforma delle pensioni. Ma nel 2022 la finestra d’uscita con la pensione anticipata sarà aperta solo per circa 50mila cittadini. La vera beffa riguarda i lavoratori della classe 1960-1961 che, nel caso in cui fosse stata prorogata Quota 100 (misura che scade il 31 gennaio), avrebbero potuto salutare il lavoro già nel 2022. Mentre ora dovranno aspettare di raggiungere la normale pensione di vecchiaia o di anzianità. Il salto è dovuto soprattutto alla nuova “Quota 104”, che rischia di posticipare l’uscita di molti lavoratori per altri cinque anni.
LE ALTRE NOVITÀ Con la nuova riforma, lo Stato conta di risparmiare circa due miliardi, risorse che saranno spese per estendere parzialmente l’elenco dei lavori gravosi inclusi nell’Ape Sociale e l’uscita con il contratto di espansione. Ma questo elenco non sarà così vasto come si pensava nei giorni scorsi. Il governo sta valutando di facilitare l’uscita dal lavoro anche per bidelli, saldatori, tassisti, falegnami, benzinai, macellai, panettieri, insegnanti di scuole elementari e non solo. Ma difficilmente tutte queste categorie potranno beneficiare dell’uscita agevolata dal lavoro.
LE DIFFERENZE PER ETÀ Con Quota 102, nel 2022 potranno tagliare il traguardo della pensione le persone nate nel 1958. Nel 2023 sarà la volta di chi è nato nel 1959 (e ha 38 anni di contributi). Non potrà invece uscire dal lavoro chi è nato nel 1960, anche se ha 41 anni di contributi. Ma anche tra i nati nel 1959 potranno accedere alla pensione solo quelli che ne hanno almeno 38 di contributi. E quindi hanno iniziato a lavorare, senza interruzioni, a 25 anni.
L’ALTERNATIVA Ma in questi giorni si sta discutendo anche di un’altra soluzione: una sorta di “Quota 103” che consentirebbe l’uscita dal lavoro a chi ha 64 anni e 39 di contributi. Non sarebbe neppure una novità, è già prevista un’uscita con questi requisiti per i lavoratori che hanno iniziano a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 e avranno diritto a una pensione contributiva (e non retributiva), perdendo qualcosa nell’assegno mensile.
LA PROPOSTA DELL’INPS Rispetto a tutte le proposte in campo, sta prendendo quota anche quella del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico: quest’ultimo ha avanzato l’ipotesi di una uscita anticipata a 63/64 anni, con una penalizzazione fino ai 67 anni. I lavoratori del sistema misto (contributivo/retributivo), andrebbero in pensione con un importo che è uguale alla quota contributiva maturata in quel momento. La prestazione verrà poi adeguata quando verranno compiuti 67 anni.