Bellelli: scegliete sempre da che parte stare

Il procuratore e il pm Benigni incontrano gli studenti: «Come Falcone e Borsellino, uniti c’è più forza»
PESCARA. «Gli uomini passano le idee restano». È una delle frasi più famose pronunciate dal magistrato Giovanni Falcone, dalla quale ha preso spunto l’iniziativa che si è tenuta ieri in tribunale, organizzata dalla procura di Pescara, con il patrocinio dell’Associazione nazionale magistrati d’Abruzzo e la collaborazione della questura, riservata a un pubblico speciale: i bambini delle quinte elementari della Domus Mariae. Un percorso di legalità che era iniziato a settembre dello scorso anno e ora proseguito, organizzando un incontro commemorativo sulla strage di Capaci, dove il 23 maggio del 1992, in un attentato dinamitardo, persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
Aprendo l’incontro con le scolaresche, nel ricordare i due magistrati uccisi dalla mafia, il procuratore Giuseppe Bellelli ha detto: «Loro hanno scelto da che parte stare. È importante fare delle scelte, anche scomode e difficili, così come hanno fatto Falcone e Borsellino che erano dei magistrati speciali, che hanno fatto cose che non facevano altri». Spiegando con parole comprensibili a quei piccoli studenti, Bellelli ha evidenziato i tre principali passaggi che hanno permesso ai due magistrati di portare per la prima volta 400 mafiosi a processo. «Hanno lavorato insieme, perché uniti si ha più forza; Falcone è stato poi bravissimo a far parlare per la prima volta un mafioso, Tommaso Buscetta, e farsi raccontare come funzionava Cosa Nostra; e poi andare a capire come si arricchisce la mafia e cioè andare a fare le indagini sui soldi, entrare nelle banche e ricostruire i movimenti dei soldi della mafia. Dobbiamo quindi prendere esempio», ha concluso il procuratore, «dal loro coraggio e dal loro modo di lavorare».
Ma la lezione sulla mafia, sulle stragi e sugli omicidi più cruenti, l’ha fatta il pm Anna Benigni, ricostruendo ai bambini, con l'ausilio di alcune slide molto ben fatte e comprensibili a loro, il percorso che ha portato alla strage di Capaci e poi a quella di via D’Amelio, dove morì Borsellino e la sua scorta. E fu proprio Borsellino, il 25 giugno del 1992, dopo la strage di Capaci, a sottolineare come l'attività antimafia dovesse partire dalle giovani generazioni, le più adatte a sentire il “fresco profumo di libertà” che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza e della contiguità. Presenti molti dei magistrati della procura e qualche giudice, la lezione ha molto stimolato la curiosità dei piccoli studenti.

