Bimba di 21 mesi muore dopo l’intervento al palato, 9 indagati

La piccola, di San Salvo, è entrata in coma dopo una crisi respiratoria seguita all’operazione, il 28 giugno Trasferita in Rianimazione, è deceduta a distanza di cinque giorni. E i genitori si sono rivolti alla Procura
PESCARA. Una bimba di 21 mesi, di San Salvo, è morta all’ospedale di Pescara dopo un intervento chirurgico al palato. I genitori si sono rivolti alla magistratura e la Procura di Pescara ha aperto un’inchiesta. Sono nove i medici iscritti nel registro degli indagati.
La piccola avrebbe compiuto 2 anni il prossimo mese di settembre. Il suo cuore ha smesso di battere lo scorso mercoledì 3 luglio, dopo una settimana di coma seguita a un intervento chirurgico di palatoschisi, il trattamento della malformazione del palato che si accompagna al cosiddetto labbro leporino. Un intervento che ormai rappresenta una condizione curabile con ottimi risultati e che non è considerato a rischio.
«E invece M.G.R., 21 mesi di San Salvo», racconta l’avvocato Guido Torricella, legale della famiglia, «dopo l’operazione chirurgica eseguita nell’ospedale Santo Spirito di Pescara il 28 giugno, è stata colta da una inspiegabile crisi respiratoria, con conseguente mancanza di afflusso di ossigeno al cervello e danni cerebrali permanenti». Da quel momento la piccina non ha più ripreso conoscenza. Indescrivibile lo strazio dei genitori che hanno continuato a vedere la piccola attraverso le vetrate del reparto di Rianimazione sperando fino all’ultimo in un miracolo.
Gli accertamenti eseguiti subito dopo, hanno purtroppo verificato la morte cerebrale della bimba. La piccina è rimasta in quelle condizioni per quasi una settimana. Fino a quando il 3 luglio M.G.R. ricoverata nel reparto di Rianimazione dov’era collegata 24 ore su 24 ai macchinari che le consentivano di respirare, è stata dichiarata formalmente morta. Le macchine a cui era collegata sono state staccate. Il corpo della bimba è stato trasferito nell'obitorio dell’ospedale pescarese, dove tuttora si trova. I medici assicurano di avere fatto il possibile per salvarla, ma non ci sono riusciti. Ma i genitori della bimba, P.R. e A.C. di San Salvo, non accettano quello che è accaduto. Non si rassegnano. Prima di far sottoporre la bambina all’intervento si erano informati e avevano fatto tutti gli esami del caso. Volevano aiutare la loro figlioletta e invece la piccina è morta. La coppia ha presentato, tramite il proprio legale, l’avvocato Guido Torricella, una denuncia all’autorità giudiziaria pescarese, e il pubblico ministero Fabiana Rapino ha aperto un fascicolo sul caso.
Il magistrato ha disposto per oggi l’accertamento tecnico irripetibile dell’esame autoptico, nominando un pool di tre medici legali, che assisteranno all’incidente probatorio. La perizia dovrebbe iniziare in tarda mattinata. Non è escluso che anche gli indagati abbiano nominato i propri consulenti.
«I genitori sono profondamente provati», dice l'avvocato Torricella, «quello che è accaduto è inspiegabile, una tragedia inaspettata. I miei clienti vogliono sapere perché la loro bambina non c’è più. Che cosa è successo? Perchè M.G.R. ha avuto la crisi respiratoria? Il blocco respiratorio poteva essere scongiurato? Entrambi nutrono seri dubbi sulla corretta esecuzione dell’intervento chirurgico a cui è stata sottoposta la loro piccola e hanno chiesto che la magistratura faccia chiarezza sulle cause della morte della bambina e su eventuali responsabilità. È un atto d’amore per la loro creatura».
L’avvocato Torricella si dice fiducioso nell’operato degli inquirenti. La Procura della Repubblica di Pescara ha iscritto nel registro delle notizie di reato nove medici che hanno avuto in cura M.G.R. e che lo scorso 28 giugno hanno partecipato all’intervento chirurgico con esito infausto. Oggi forse, già al termine dell’incidente probatorio potrebbero esserci le prime risposte. Al termine della perizia, il corpo della piccola sarà riconsegnato alla famiglia per le esequie funebri. Tutta San Salvo si è stretta ai genitori cercando di lenire il loro dolore.
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