«Bisognava dargli prima un’alternativa»

21 Maggio 2016

PESCARA. I senegalesi allo stadio o nei mercati rionali. I pescaresi avanzano queste proposte a due giorni dallo smantellamento del bazar dei senegalesi rimasto operativo per oltre venti anni sulle...

PESCARA. I senegalesi allo stadio o nei mercati rionali. I pescaresi avanzano queste proposte a due giorni dallo smantellamento del bazar dei senegalesi rimasto operativo per oltre venti anni sulle aree di risulta, lungo il rilevato ferroviario.

Dopo il blitz di 150 uomini in divisa e mezzi blindati di due notti fa, lo spazio è stato transennato e reso off-limits agli ambulanti africani che ieri hanno iniziato un presidio di dignitosa protesta, i pescaresi sono divisi tra favorevoli e contrari allo sgombero, ma su un punto sono compatti, come sintetizza Nino Di Fazio, impiegato del Genio civile: «Prima di cacciarli da quell’area avrebbero dovuto già individuarne un’altra, per dar loro la possibilità di continuare a lavorare. Però bisogna stabilire se davvero i senegalesi operano nell’illegalità, questo passaggio non è chiaro».

«Mi è dispiaciuto vederli cacciare così», dice Rossella De Simone, ex commerciante pescarese della torrefazione residente a Spoltore, «mi hanno fatto tenerezza, ma ho sentito che vorrebbero dislocarli, anche in ordine sparso, nei mercati rionali. Certo, insieme starebbero meglio, ma è giusto dare loro una seconda possibilità».

«Perchè non potevano stare lì lungo il tracciato? A chi davano fastidio?», domanda Parker My, fisioterapista pescarese di origine inglese proveniente dallo Zimbabwe, «se davvero commettono illegalità, allora trasferendoli si sposta anche l’illegalità. Sono stato un cliente del mercatino, ho comprato scarpe buone ma le camicie no, mi pizzicavano sulla pelle». Dello stesso avviso Luciana Perugini: «Sono rimasti lì per tanti anni e non hanno mai dato problemi». Rincara la dose Michael Giannandrea, 26 anni, in braccio il chihuahua Luodovico, a spasso con Veronica Iacovella, 27 anni: «Dopo venti anni si accorgono che il mercatino è illegale? Credo che i problemi di questa città siano altri e più importanti: il mare inquinato, i furti, le rapine. I senegalesi non danno problemi, li hanno fatti sgomberare per poterli trasferire qualche metro più in là? È ridicolo». L’ipotesi ventilata dall’amministrazione comunale è quella della delocalizzazione del mercato etnico in uno dei sottopassi della stazione che sfociano su via Ferrari. Nicole Conte, ortonese impiegata al porto turistico, ha un’altra proposta: «La zona stadio è molto ampia e trafficata. Tra università, tribunale e attività sportive, ai senegalesi non mancherebbe il lavoro».

Tiziana De Stefanis, di Pratola Peligna, lavora a Chieti come guardia penitenziaria. Spesso, di passaggio a Pescara, dice: «Mi sono fermata a guardare le bancarelle dei senegalesi e a chiacchierare con loro, sempre ospitali con i loro mille idiomi. Non vorrei che dietro questo provvedimento di sgombero ci fosse un’azione xenofoba o la necessità di sbarazzarsene. In ogni caso, ora questa zona appare spenta». (c.c.)

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