Bloccate 2 tonnellate di marijuana

12 Aprile 2017

A Fossacesia operazione da 10 milioni di euro. L’indagine partita da Giulianova con un arresto

GIULIANOVA. C’è l’intuizione di un carabiniere di strada, di quelli che ogni giorno macinano chilometri a caccia di facce sospette, a raccontare più di ogni altra cosa il sequestro di due tonnellate di marijuana che sul mercato valgono dieci milioni. E di un’indagine, con un arresto, che nasce a Giulianova e finisce alla periferia di Fossacesia, in un capannone diventato deposito di uno dei più grossi quantitativi di droga scoperti in Abruzzo, regione sempre più crocevia di trafficanti – secondo gli investigatori soprattutto albanesi – decisi a trovare territori di smistamento meno controllati delle piazze del sud. Perchè se qui gli sbarchi di droga con i gommoni appartengono al quotidiano, sulle coste abruzzesi il fenomeno è cronaca tutta ancora da scrivere. Ma i Balcani sono ad un passo e allora ecco che basta un gommone superveloce, di quelli ultramoderni con due motori da 500 cavalli ciascuno, per trasportare decine di balle di droga da Tirana e chiuderle in un capannone in attesa del momento più opportuno per farle scomparire.

L’INDAGINE. Scatta qualche settimana fa quando in un controllo su strada i carabinieri della stazione di Giulianova fermano il Suv guidato da Giovanni Carabotti, 49 anni, di Cisternino, nel Brindisino, ma da qualche anno trasferito nel Torinese. Il database della centrale racconta che è conosciuto alle forze dell’ordine per qualche reato contro il patrimonio. Per il resto niente. Viaggia su un Suv e dice di alloggiare in un albergo. Racconta che è in zona per una vacanza di qualche giorno. Ai carabinieri risulta disoccupato. E nonostante questo ha scelto un albergo di lusso. Scatta l’intuizione e comincia il pedinamento. Che conferma qualcosa. Soprattutto perchè, raccontano gli investigatori, l’uomo s’incontra con degli albanesi già conosciuti, alcuni da tempo sulla costa teramana e con precedenti specifici proprio nel traffico di droga. In pochi giorni Carabotti cambia albergo più volte, pranza sempre in ristoranti diversi. Tutti di lusso, tutti costosi. Ma lui non sembra avere problemi di soldi.

IL BLITZ. Appostamenti e pedinamenti vanno avanti per qualche giorno: i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Giulianova sono sicuri che possano portare a qualcosa. Che arriva nella notte di domenica quando, dopo quell’ultimo pedinamento, giungono nelle campagne di Fossacesia, in un anonimo capannone. Qui l’uomo entra: forse era lui quello che doveva prendere in carico quel furgone già carico di marijuana per portarlo fuori. Forse in incontro nella zona, forse in qualche località fuori regione. Quando Carabotti capisce che non è solo risale a bordo della sua potente macchina e cerca la fuga, tentando anche di investire due militari. Una corsa di qualche chilometro inseguito dai carabinieri di Giulianova e da quelli di Fossacesia che collaborano all’operazione. Capisce che è finita quasi vicino al casello dell’A14. Per lui scatta l’arresto per detenzione di ingente quantitativo. Viene rinchiuso nel carcere di Lanciano e nelle prossime ore comparirà davanti al gip di Lanciano per l’udienza di convalida. Potrà dare la sua versione dei fatti o avvalersi della facoltà di non rispondere. Nel capannone, oltre alla droga, anche il gommone super veloce del valore di circa 60mila euro che quasi sicuramente è stato usato per portare la droga a Fossecsia. Forse da Tirana.

LE IPOTESI. Il colpo assesstato apre varie ipotesi investigative e soprattutto dà il via a un filone d’indagine che, ripete il capitano Domenico Calore, comandante della compagnia di Giulianova, «è ancora tutto da chiarire». Perchè è evidente che Carabotti non ha fatto tutto da solo. L’obiettivo è quello di fare chiarezza soprattutto su quegli incontri che nei giorni scorsi ha avuto con alcuni albanesi residenti sulla costa teramana. E’ chiaro che a questo proposito un grosso contributo potrà arrivare dal telefono cellulare dell’uomo che è stato sequestrato e che racconterà tutti i contatti. «Ma è certo», conclude Calore, «che si tratta di un’indagine molto complessa che è ancora lontana dalla conclusione. Abbiamo sequestrato un maxi quantitativo di droga togliendolo dal mercato, ma ora bisogna capire quale tipo di organizzazione ha mosso un quantitativo così ingente. E’ fondamentale». Perchè le rotte dei trafficanti cambiano e mutano in cerca sempre di nuovi approdi, di nuove terre, di nuovi mercati.

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