Bonifica Bussi, nuova diffida al ministro

I lavori non iniziano, il sindaco Lagatta avvisa Costa: «Pronto il ricorso ai giudici amministrativi»
BUSSI SUL TIRINO. Il sindaco di Bussi Salvatore Lagatta, con una nota inviata anche alla Regione Abruzzo e alla Provincia, è tornato a diffidare, dopo la prima notifica risalente a luglio 2018, il ministero dell'Ambiente retto da Sergio Costa, imponendo l'avvio dei lavori di bonifica delle aree esterne al sito Solvay, entro 30 giorni dal ricevimento del documento datato 8 gennaio. L'azione decisa del primo cittadino arriva dopo vari solleciti inviati allo stesso ministro e viene espressa con «l'avvertimento che, in caso di perdurante inerzia, sarà presentato ricorso all'Autorità giudiziaria amministrativa in base alle normative vigenti».
Nella diffida, nella quale si revocano tutti i passaggi e le fasi del procedimento in atto, si ricorda anche che il Comune di Bussi sul Tirino mise in mora il Responsabile unico del procedimento, l'ingegner Enrico Bentivoglio, per il mancato avvio dei lavori e chiese di avere incontri con il ministro Costa al fine di approfondire la problematica. Per l'esecuzione delle opere di bonifica è in atto un finanziamento, già aggiudicato, di 38 milioni e 531 mila euro, a fronte di un ribasso rispetto ai 45 milioni previsti nel progetto, a un Raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) capeggiato dal colosso belga Dec-Deme (mandataria) e composto da Safond Martini srl, Elios Ambiente srl, Sidra Società italiana dragaggi spa (mandanti) e società cooperativa San Martino (cooptata), in virtù del quale il Comune di Bussi, per consentire lo svolgimento delle opere, lo scorso maggio 2018 dovette procedere alla acquisizione da Solvay delle aree interessate, quelle attinenti ai terreni situati nella immediata periferia del paese e le aree 2A e 2B , quale «condizione necessaria per dare inizio alle opere di bonifica e messa in sicurezza» da parte del ministero con la finalità di trasferirle alla proprietà dell'ente pubblico. Per l'esecuzione di queste opere ci sono ancora a disposizione anche 1,5 milioni di euro stanziati dalla Regione Abruzzo e «inoltre», fa notare Lagatta «il ministero sarebbe risarcito dalle somme che dovrà anticipare, poiché la Provincia di Pescara, alla quale è stato demandata istituzionalmente la rappresentanza del procedimento, ha «recentemente e formalmente individuato, come previsto dalle norme vigenti, i responsabili dell’inquinamento, condizione preliminare per l’addebito dei costi sopportati dal ministero». Un ultimo, indispensabile atto dunque, la diffida del primo cittadino, per sbloccare una fase cruciale per poter avviare il processo di reindustrializzazione del territorio.

