Bonifica della discarica Tremonti L’Arta avvia i controlli sul sito

Geologi e periti chimici dell’agenzia regionale per la Tutela dell’ambiente devono monitorare le acque sotterranee, l’aria e i gas della zona per valutare l’efficacia degli interventi programmati
BUSSI SUL TIRINO. L’Agenzia regionale Tutela dell’ambiente (Arta), in questi giorni ha dato inizio ad attività di controllo ambientale necessarie e propedeutiche alla bonifica della discarica Tremonti, sito di interesse nazionale (Sin) che, dopo 12 anni dalla sua scoperta a opera del compianto generale Guido Conti, all’epoca comandante della Forestale - resta ancora un luogo super inquinato che continua a contaminare le acque del fiume Pescara e con esse i territori del bacino imbrifero e il mare.
Saranno monitorati, durante i prossimi mesi, le acque sotterranee, l’aria e i soil gas (gas interstiziali): a operare, i geologi dell’ufficio Siti contaminati del distretto provinciale di Chieti, Lucina Luchetti, Antonio Diligenti e Gianluca Marinelli, supportati dai periti chimici Jacopo Pellegrini e Antonio Mauceri, che l’Agenzia ha appena assunto a tempo determinato e sta formando in vista dell’avvio della caratterizzazione delle aree pubbliche del Sin. «Una volta conclusi i controlli», fa sapere l’Arta, «gli esiti consentiranno di valutare l’efficacia degli interventi programmati di rimozione dei rifiuti sul sito e di bonifica dei terreni nel settore nord, nonché di attuare eventuali azioni di mitigazione degli impatti sui potenziali recettori: falda e fiume, ma anche residenti e lavoratori che operano nel sito o in prossimità di esso».
Opere di mitigazione della contaminazione furono eseguite anche dal commissario di Bacino, l’architetto Adriano Goio (scomparso nel 2016), con l’investimento di 5 milioni di euro, eseguendo prima un “capping” del sito, circa due ettari, - con la stesura di un telo sulla sua estensione per evitare l’infiltrazione della acque piovane e il dilavamento del sottosuolo per fermare la filtrazione dei contaminati nel corso d’acqua - conformato con pendenze adeguate per lo scorrimento e il deflusso delle acque superficiali e successivamente con una palancolata (una parete di palancole infisse nel terreno fino a raggiungere lo strato impermeabile), lungo la sponda del Pescara, nel tratto di contatto con la discarica, per impedire il passaggio delle micidiali sostanze inquinanti nel fiume. Resta l’attesa dell’avvio della bonifica, che il ministro dell’Ambiente Sergio Costa aveva annunciata come necessaria in tempo di campagna elettorale: un competenza in capo a Edison per la quale il colosso chimico italiano ha da tempo iniziato studi e monitoraggi su quel territorio e attuato misure di prevenzione.
Il protrarsi dei tempi è per capire, dopo una ricognizione dalla dirigente del Ministero, se lo stesso dicastero possa erogare i 45 milioni di euro disponibili, oppure se le operazioni debbano rimanere in testa alla Edison. Le risultanze delle indagini Arta serviranno anche a confermare o meno la validità degli studi di Edison e del lavoro messo in atto fin qui sul sito prima di iniziare lavori di bonifica.
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