Brucchi: «Serve un intervento immediato»

Protesta dei primi cittadini non ammessi alla riunione: «Non c’è niente per il maltempo»
TERAMO. «Per adesso prendo per buoni gli impegni del premier, ma se il decreto che uscirà dalla conversione è questo che conosciamo allora andremo a Roma a protestare a Roma protestare, sindaci e cittadini». Il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi si potrebbe anche dirsi soddisfatto delle promesse di Gentiloni, ma vuole vederle nero su bianco, vuole che ci siano misure specifiche per la città e nell’attesa sospende il giudizio. Ma soprattutto chiede che si faccia presto: «Noi abbiamo bisogno di aiuti adesso, non dopo. Questa città, è il caso di dirlo, sta franando su se stessa, bisogna intervenire subito. Ho ribadito i numeri dell’emergenza sul territorio, con oltre duemila sfollati per il terremoto ai quali si aggiungo gli sfollati per il maltempo, con sei scuole inagibili, sottolineando come siamo di fronte ad un territorio in ginocchio». «Gentiloni», riferisce ancora Brucchi, «ha ribadito che la copertura per i danni della neve c’è», ma i sindaci sono tutti concordi nel ritenere che sul maltempo vada fatto un discorso a parte.
Analoga, ma più dura nei toni, la posizione di altri sindaci, in particolare di quelli – come i primi cittadini di Atri Gabriele Astolfi, di Castellalto Vincenzo Di Marco, di Cellino Attanasio Giuseppe Del Papa e di Notaresco Diego Di Bonaventura – non invitati all’incontro, perché non facenti parte del cratere, ma ugualmente alle prese con enormi problemi per terremoto e neve. Hanno protestato, Gentiloni li ha ricevuti dopo la riunione, ma questo li ha tranquillizzati solo in parte. «Ancora non sentiamo parlare di emergenza neve», ha detto Di Bonaventura, «dobbiamo dare risposte ai nostri concittadini, ma non sappiamo cosa dire per i capannoni distrutti, per i tetti delle case crollate, per gli innumerevoli danni che abbiamo sul territorio. Il premier ha detto che prenderà a cuore i nostri problemi: lo sappiamo che non saremo lasciati soli, ma abbiamo bisogno di provvedimenti urgenti, che siano chiari, precisi, con indicazioni di quello che bisogna fare». Una risposta indiretta arriva dal presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, il quale fa notare che la delibera del consiglio dei ministri del 20 gennaio scorso, dedicata ai danni del maltempo, «dà poi 30 giorni per l’emanazione di ordinanze». «I politici dovrebbero leggersi le carte prima di parlare», aggiunge polemico, ma anche lui è convinto che le misure finora varate non bastano: «Abbiano sottolineato a Gentiloni che questa provincia ha bisogno di un provvedimento particolare. La delibera del 20 gennaio mette insieme quattro regioni, ma nessun’altra provincia ha avuto una nevicata così eccezionale che ha causato 4 morti, duemila sfollati e tantissimi danni all’economia».(e.a.)
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