Bucate, incomplete, pericolose Le piste ciclabili come trappole

6 Febbraio 2018

Quasi 26 chilometri di percorsi tra degrado, scarsa manutenzione e denunce dei cittadini

PESCARA. Sul territorio cittadino ci sono attualmente 25mila 898 metri di piste ciclabili. Mentre l'amministrazione comunale annuncia la realizzazione di nuove ciclovie - da viale Muzii (il cui cantiere, dopo le proteste di residenti e commercianti, è rimasto fermo qualche giorno ma ieri le ruspe sono ripartite) al prolungamento di viale Regina Margherita verso Villa Sabucchi fino a viale Pindaro- i cittadini denunciano lo stato di degrado e abbandono in cui versano molti tratti ciclopedonali sparsi in tutta la città.
Tra i percorsi messi peggio, quello antistante la chiesa di Sant'Antonio in viale Sabucchi, ultimo tratto verso il mare; la strada parco nel tratto intitolato a Castellamare Adriatico verso viale Muzii; in via Francia nella zona alta dei Colli verso la Motorizzazione dove una transenna blocca l'accesso all'ormai scomparso, perché crollato e frantumato, corridoio ciclabile di betonella che costeggia le acque di Fosso Grande; il tratto gibboso tra la Nave di Cascella e la Madonnina; quello pericoloso, senza cordoli di protezione per ora, di viale Regina Margherita; il percorso sulla strada Pendolo quasi del tutto impraticabile; il sommerso (le mattonelle scompaiono tra le foglie cadute ) percorso naturalistico realizzato nella zona di via Prati; il lungofiume antistante le Torri Camuzzi, riserva provinciale ripulita più volte dai volontari di Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) Pescara bici.
L'associazione di ciclisti urbani, presieduta da Laura Di Russo (che il 31 gennaio scorso ha promosso un flash mob a sostegno della pista ciclabile di viale Muzii) chiede al Comune l'istituzione di un ufficio per la mobilità ciclistica. Di Russo tiene a sottolineare che la bicicletta «non è un accessorio, ma un vero e proprio mezzo di trasporto come conferma anche l'articolo 1 della legge quadro sulla mobilità 11 gennaio 2018 da poco pubblicata in Gazzetta Ufficiale».
E come tale, la polizia municipale agli ordini del comandante Carlo Maggitti ricorda che i ciclisti sono tenuti a rispettare il codice della strada e la segnaletica. Il ciclista è tenuto a marciare sulla pista ciclabile laddove ve ne sia una, altrimenti è obbligato a rispettare il senso di marcia del flusso veicolare consentito. Assolutamente vietato, pena sanzioni variabili a seconda delle infrazioni commesse, attraversare i marciapiedi in bici, spiegano i vigili urbani. Sul sito internet http://versopescara2027.comune.pescara.it i cittadini possono consultare le pagine dedicate al quadro d'insieme della rete urbana cicloviaria con i tratti già esistenti: strada Pendolo, viale Regina Margherita, via Tortora, via Misticoni, via Volta, raccordo Volta/Moro, Bike to coast, Strada parco, lungofiume nord, via Orazio (torri Camuzzi), via De Gasperi, via Sabucchi, lungomare fiume sud, viale D'Annunzio, via Conte di Ruvo, via del Concilio, area di risulta stazione, Fosso Grande, ponte Fosso Grande, via Pollione, viale Pindaro, per un totale di 25 km e 898 metri.
Poi ci sono i collegamenti tra piste da realizzare con 750mila euro di fondi previsti dal piano triennale: via Leopoldo Muzii, via Silvio Pellico, viale Pepe, Ponte delle Libertà, via Orazio, quadrilatero centro, per complessivi 3299 metri. Infine infrastrutture saranno realizzate o potenziate con i fondi ministeriali e dello Sviluppo urbano sostenibile (previsti un paio di milioni di euro) in periferia: lungomare sud, via della Pineta-viale D'Annunzio, via Lago di Campotosto, via Rio Sparto, via del Porto, lungaterno sud, via Andrea Doria, pendolo Tiburtina, via Salara Vecchia, Pineta, per un totale di 4940 metri. Tante le criticità registrate sulle ciclovie esistenti sul territorio e denunciate anche attraverso gli scatti fotografici dei cittadini. Marina Marzoli è una ciclista urbana dell'associazione Pescarabici che ha immortalato lo stato pietoso in cui versano alcuni tratti.
Qualche esempio? Il tracciato di betonella realizzato lungo l'argine di Fosso Grande, crollato e frantumato in più parti. Un'opera infrastrutturale sorta accanto al fiume, area soggetta a cedimenti strutturali. E ancora: la transenna che blocca l'accesso all'opera ormai ridotta in pezzi e crollata poco dopo l'inaugurazione del ponticello di legno di via Francia (zona Motorizzazione ai Colli), dove la pista ciclabile inizia e finisce pochi metri dopo per ricongiungersi al tratto normale di asfalto che sale verso il centro commerciale L'Arca.
In via Prati, il viale alberato racconta una pista ciclabile seminascosta tra le foglie secche, senza illuminazione, anche se all'epoca della realizzazione del tracciato di mattonelle in cemento furono posizionate, intorno, panchine e cestini. E chi attraversa il tratto che costeggia il lungofiume dal mare verso la rotonda del ponte delle Libertà, zona Capacchietti, si ritrova davanti un segnale stradale che indica la fine della pista ciclabile. Proseguire è a proprio rischio e pericolo sulla strada normale. Molte, poi, le crepe segnalate sull'asfalto della pista che dal ponte Flaiano va verso la zona ospedale.
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