Bullismo con i telefonini: ecco i rischi per i ragazzini

17 Febbraio 2020

Lezione degli esperti della polizia postale agli studenti della scuola media Tinozzi La dirigente Narciso: chat pericolose, ma attenti a condividere foto e password

PESCARA. C’è una fascia di età più a rischio per il rapporto con il web, ed è quella tra gli 11 e i 16 anni, che abbraccia il periodo delle scuole medie e va fino al secondo superiore. Il pericolo si chiama cyberbullismo, anche se non è l'unica insidia della rete, e per contrastarlo la polizia dà vita a iniziative di sensibilizzazione ed educazione, oltre a raccogliere segnalazioni e denunce.
In questi giorni se n'è parlato a Pescara, per celebrare la giornata mondiale della sicurezza informatica (Safer Internet Day 2020) ed è stato questo il fulcro di un incontro promosso dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni con gli studenti della scuola media Tinozzi. Lo slogan scelto è stato “Insieme per un internet migliore”: già, perché i ragazzi dovrebbero imparare a sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre i rischi legati al cyberbullismo, alla violazione della privacy e del copyright, al caricamento di contenuti inappropriati e all’adozione di comportamenti scorretti o pericolosi per sé o per gli altri. La Polpost, diretta da Elisabetta Narciso, monitora e si occupa costantemente del fenomeno del cyberbullismo (fino ad ora a livello locale i dati sono in linea con quelli nazionale) e conosce bene i comportamenti dei ragazzini quando hanno un computer o un telefonino tra le mani: «Ma in realtà», dice, «a loro il telefono in sé, come apparecchio per telefonare, non interessa».
Qualche esempio di ciò che avviene tra i giovanissimi: se un tempo lo sfottò avveniva necessariamente quando ci si incontrava di persona, ora la “vittima” viene presa di mira e offesa con uno sticker che ha esattamente le sue sembianze e attraverso uno speaker personalizzato. Oppure viene attaccata nella chat con parole offensive, se non addirittura esclusa dalla chat. È anche così che si manifesta il cyberbullismo, figlio di un uso improprio delle tecnologie moderne e fonte di conseguenze spiacevoli.
Di comportamenti che possono apparire privi di effetti ma sono assai pericolosi, ce ne sono diversi, ed Elisabetta Narciso ne elenca alcuni. «C’è chi fornisce alla propria amica o amico del cuore la password personale, senza rendersi conto che l'amicizia può finire e la fiducia può essere tradita. Nel caso in cui il rapporto si interrompa, la password resta comunque in comune e c'è il rischio di trovarsi in qualche pasticcio e di rispondere di qualcosa che non si è fatto. Capita anche che, come prova d’amore o di fedeltà, una ragazza invii una foto al fidanzatino per mostrare il reggiseno nuovo. Non ci si rende conto che quella foto potrebbe passare di mano perché il fidanzatino potrebbe inviarla a sua volta a un amico, se non addirittura pubblicarla, per cui rischia di finire sulla rete. E anche se sarà cancellata, in realtà la rimozione definitiva non avverrà al 100% perché qualcuno potrebbe aver scaricato quell’immagine». Sono solo alcuni esempi di ciò che succede anche per l’incapacità dei ragazzini di «distinguere il bene dal male e di determinarsi».
E poi c'è il pericolo degli “adescamenti on line”, altro campo di lavoro della Polpost. Proprio per aprire gli occhi ai giovani su questi ed altri rischi, la Polizia postale spiega in quali guai ci si può ritrovare, anche alla luce della legge sul cyberbullismo del 2017, e stimola a costruire relazioni positive e significative con i propri coetanei anche nella sfera virtuale, «per prevenire episodi che possano sfociare in fatti più gravi e talvolta penalmente rilevanti». Uno ruolo importante lo giocano le scuole che «stanno dimostrando di avere più attenzione al fenomeno e contattano la Polpost ogni volta che si verificano episodi particolari. Lo stesso fanno i genitori quando vengono a conoscenza di fatti preoccupanti, e fino ad ora», sottolinea Narciso, «i casi rilevati sono stati arginati subito. Il primo passo è sempre un incontro tra la Polpost e gli studenti a scuola, e comunque oltre a raggiungere le strutture scolastiche invitiamo i ragazzi a venirci a trovare sul nostro truck», conclude la dirigente. Un consiglio per tutti? «L’ideale sarebbe non postare foto personali», ma è inimmaginabile che ciò avvenga visto che i social traboccano di immagini personali, da Instagram a TikTok.
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