Bussi, la Cassazione assolve i 10 imputati

Sentenza nella notte, annullati anche i risarcimenti civili
BUSSI SUL TIRINO. Nessun colpevole per la discarica di Bussi. Dopo 11 anni, la sentenza della Cassazione, letta nella notte, assolve dal disastro colposo anche i dieci imputati rimasti: quattro di loro, Luigi Guarracino, Giancarlo Morelli, Leonardo Capogrosso e Salvatore Boncoraglio, per non aver commesso il fatto e sei, Maurilio Aguggia, Carlo Cogliati, Nicola Sabatini, Angelo Domenico Alleva, Nazzareno Santini e Carlo Vassallo, per prescrizione. Per di più sono state annullate le provvisionali, già pagate, ma che ora dovranno essere restituite. L’udienza a Roma è stata aperta alle 11 dal relatore che ha parlato per circa un’ora. Quindi è stata la volta del Procuratore generale che ha esordito definendo di «giusta misura e rigore logico» la sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, «con la quale – ha aggiunto – questo ufficio concorda pienamente».
C’ERANO GLI OTTIMISTI. È stato quindi il turno delle parti civili per le quali è intervenuta l’Avvocatura dello Stato, rappresentata da Cristina Gerardis che, per un breve periodo, è stata direttore generale della Regione Abruzzo. La parola è poi passata ai difensori dei 10 imputati: l’ultima a parlare è stata l’ex ministro Paola Severino. Nel primo pomeriggio, la Corte si è ritirata in camera di consiglio. E a quell’ora il commento dell’avocato Tommaso Navarra, che rappresenta Wwf e Legambiente, entrambi parti civili, era ottimistico: «L’udienza nella sua complessità e nella sua stessa durata testimonia l’oggettiva importanza delle questioni sottoposte alla Corte», ha detto il legale degli ambientalisti. «Finalmente possiamo però dire che la vicenda giudiziaria troverà una indicazione di certezza finale. Le parole del Procuratore generale sono state nette e autorevoli». Quindi l’attesa durata fino alle 22. Ma facciamo un passo indietro.
DA COSÌ A COSÌ. Nel 2014, il processo di primo grado, in corte d’Assise a Chieti, presieduta in quella occasione dal giudice Camillo Romandini, si concluse con l’assoluzione collettiva dei 19 imputati, dirigenti e tecnici della Montedison, perché non emerse nell’arco delle numerose udienze, alcun elemento di prova che dimostra il dolo, cioè la volontà, di inquinare il terreno e le acque da parte di chi era finito sott’accusa. Tre anni dopo, in Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, l’epilogo fu diverso. Per i giudici, l’avvelenamento delle acque ci fu ma il reato, qualificato come colposo, era prescritto. Tuttavia era rimasta in piedi per dieci imputati l’accusa di disastro colposo innominato. Gli altri, per fatti ancora più lontani nel tempo, avevano usufruito della prescrizione.
IL SECONDO GRADO. La Corte d’Assise d’Appello aveva così inflitto tre anni di reclusione agli ex dirigenti dello stabilimento Maurilio Aguggia, Carlo Cogliati, Leonardo Capogrosso, Salvatore Boncoraglio; due anni a Nicola Sabatini, Domenico Angelo Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Carlo Vassallo e Giancarlo Morelli. Ma le pene, visto che si tratta di fatti precedenti al 2006, erano state tutte condonate in quanto coperte da indulto.
I giudici, inoltre, avevano dichiarato l’inammissibilità dell’impugnazione per Maurizio Piazzardi perché era risultato estraneo ai fatti. E assolto Guido Angiolini, ex amministratore di Montedison dal 2001 al 2003, con formula piena mentre il procedimento era stato dichiarato estinto per Vincenzo Santamato perché deceduto.
Infine erano stati scagionati dall’accusa di disastro Camillo Di Paolo, Giuseppe Quaglia, Luigi Furlani, Alessandro Masotti, Bruno Parodi e Mauro Molinari.
I DANNI. Un aspetto non secondario della sentenza di secondo grado era stato quello dei risarcimenti a carico degli imputati che sfioravano i 4 milioni di euro. Si trattava, va precisato, di provvisionali in favore della Regione Abruzzo, del ministero dell’Ambiente, dei Comuni del Pescarese interessati dall’inquinamento, delle associazioni ambientaliste e della Solvay. Risarcite, all’epoca, anche le famiglie che hanno l’abitazione nei pressi del luogo nel quale sono state scoperte, nel 2007 dagli uomini della Forestale, guidati dal compianto comandante Guido Conti, le discariche inquinate sulle quali ora tramonta la possibilità del ripristino dello stato dei luoghi.
Se per la discarica Tremonti, infatti, la partita, almeno per la bonifica, si è chiusa ad agosto quando il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha dichiarato conclusa la Conferenza di servizi che vede la Montedison responsabile dell’inquinamento, per le altre discariche il rebus è sciolto: tutto resterà così.
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