Caccia alla variante Delta plus: scoperti nuovi casi in regione

L’Izs rivela: «Dopo Teramo e Chieti la mutazione isolata anche all’Aquila in due contagiati»
La caccia alla variante Delta plus cominciata nei giorni scorsi in Abruzzo per tenere sotto controllo la nuova impennata di contagiati, ha già dato i primi risultati: la mutazione della Delta è stata infatti trovata dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo nei campioni di due pazienti ricoverati nell’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Seguono i primi casi abruzzesi: quello trovato in una ragazza non vaccinata di Giulianova all’inizio del mese di agosto e quello, ancora da confermare ufficialmente, che sarebbe emerso nei giorni scorsi in provincia di Chieti. È ancora presto per capire il reale ruolo della Delta plus – secondo alcuni studi più contagiosa della Delta originaria ma non più pericolosa, almeno per i vaccinati – nella crescita dei casi di positività degli ultimi giorni. I “cacciatori” abruzzesi della mutazione della variante per ora restano cauti e continuano a frenare gli allarmismi partiti dal Regno Unito nelle settimane scorse, in attesa di avere i primi risultati dei campioni di massa nel Chietino, nel Pescarese e nel Teramano.
I CACCIATORI
DI VARIANTI
«Al momento i numeri della Delta plus sono statisticamente poco significativi e la Delta originaria sembra essere ancora largamente predominante», spiega Nicola D’Alterio, direttore generale dello Zooprofilattico di Teramo che al momento sta sequenziando i campioni del teramano, dell’Aquilano e dell’Umbria, «Il fatto che abbiamo trovato solo due casi all’Aquila, a distanza di mesi dal caso teramano, ci fa pensare che la plus non sia così diffusa come si temeva. Alla Delta, infatti, bastò un mese per soppiantare la Alfa». Quindi ancora D’Alterio: «Per ora non si può dire che l’impennata di casi sia dovuta alla Delta plus, ma piuttosto, a mio parere, al ritorno della normalità con l’apertura delle scuole e ai non vaccinati. Vedremo nei prossimi giorni, quando completeremo il sequenziamento dei primi campioni di Teramo. Ne sequenziamo ancora pochi rispetto alla nostra capacità, che è di circa mille alla settimana, perché l’Aquilano e il Teramano riescono a fornire soltanto 60/70 campioni validi alla settimana, mentre gli altri tamponi positivi hanno quantità di virus troppo ridotto per consentire le analisi».
Anche Liborio Stuppia, direttore del laboratorio di Genetica molecolare - Test Covid-19 dell'Università D’Annunzio che sequenzia i tamponi positivi del Chietino e del Pescarese, frena gli allarmismi sulla Delta plus: «Il nostro lavoro procede a blocchi, nei prossimi giorni avremo i primi risultati di massa dei campioni del Chietino e forse del Pescarese. Ma non ci aspettiamo grandi numeri della Delta plus. Ricordo che la variante inglese Alfa, per esempio, ebbe un’esplosione improvvisa sul territorio: dopo due giorni dall’allarme in Regno Unito, ne trovammo 30 casi in Abruzzo. Speriamo di non essere smentiti. In questi mesi abbiamo invece trovato altre varianti, ma non preoccupanti. La Delta originaria è ancora predominante».
PERCHÈ
FA PAURA
La Delta plus, ufficialmente chiamata AY.4.2, è una mutazione della Delta originaria, più precisamente della proteina Spike che il virus utilizza per aggredire le cellule. La mutazione è ancora oggetto di studi preliminari. Al momento, però, non sembra in grado di sfuggire al muro di anticorpi del vaccino, ma potrebbe essere più contagiosa della Delta originaria, che a sua volta è più contagiosa della Alfa. Secondo alcuni studi effettuati in Regno Unito, dove è scattato l’allarme e dove la plus sarebbe presente nel 6% dei tamponi positivi, infatti, la sua trasmissibilità potrebbe essere maggiore anche del 10/15% rispetto alla Delta originaria. Percentuale confermata anche da studi effettuati in Danimarca.
I NUMERI
IN ITALIA
Il conto ufficiale dei casi di Delta plus in Italia è fermo alla fine di ottobre, quando l’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso il suo ultimo report sulle varianti, che parlava di 89 contagiati nel Paese con la nuova mutazione AY.4.2 e 72 solo da metà settembre in poi, periodo in cui ha raggiunto l’1,23% del totale dei tamponi positivi sequenziati. Ma sono sicuramente di più: oltre ai nuovi casi abruzzesi non conteggiati, ce ne sono anche altri, come quelli della vicina regione Marche dove la Delta plus è stata trovata per la prima volta nei giorni scorsi. Il bollettino dell’Iss, però, mostra anche come nelle ultime settimane la Delta originaria abbia lasciato sempre più spazio alle sue mutazioni. In totale, infatti, sono 48 le varietà della Delta trovate, tra cui appunto la AY.4.2. Delta plus, che non è la più presente sul territorio italiano, ma che è osservata speciale. I dati del bollettino mostrano come la Delta plus abbia avuto numeri sempre più rilevanti da agosto in poi, fino al massimo raggiunto nel mese di ottobre.
«È necessario continuare a monitorare con grande attenzione la circolazione delle varianti di Sars-CoV-2 e in particolare la presenza di mutazioni riconducibili a una maggiore trasmissibilità e/o associate a una potenziale capacità di evadere la risposta del sistema immunitario», scrive l’Istituto superiore di Sanità nelle conclusioni del rapporto, che segnala altre 100 mutazioni del virus registrate ma non oggetto di monitoraggio.
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