Calcetto, no degli esperti Ma l’Abruzzo va avanti

27 Giugno 2020

La Regione consente le partite tra amici: 50mila presenze nei centri sportivi

PESCARA. A livello nazionale il Comitato tecnico scientifico ha detto no alla ripresa del calcetto e degli sport da contatto in ambito amatoriale e dilettantistico. Ma l’Abruzzo continua la sua fuga in avanti: nella nostra regione, dal 9 giugno scorso, sono consentite le partite a calcetto tra amici e l’ordinanza resta in vigore anche dopo il parere negativo del Comitato scientifico che ha bocciato la proposta del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, il quale voleva far riprendere l’attività sportiva da giovedì scorso. L’Abruzzo va avanti per la sua strada e registra numeri importanti: da quando è stata firmata l’ordinanza 72, sono 50mila gli amatori che hanno affollato i centri sportivi per giocare a calcio a 5, calciotto e calcio a 11. Da una parte la Regione e i gestori degli impianti rivendicano con orgoglio la decisione di riaprire i centri sportivi- pur con regole rigidissime che hanno scatenato diverse polemiche - dall’altra i dirigenti del mondo sportivo auspicano una ripresa totale dello sport di base.
L’ABRUZZO VA AVANTI. «L’Abruzzo è stata la prima regione italiana a consentire ai centri sportivi di riaprire i battenti dopo mesi di chiusura forzata», spiega l’assessore regionale allo Sport Guido Quintino Liris. «Una scelta, che qualcuno scioccamente ha strumentalizzato e criticato, ma che invece si è dimostrata vincente sotto tutti i profili». L’ordinanza regionale, infatti, aveva scatenato ironie e polemiche - anche da parte del presidente della Figc Gabriele Gravina - per le regole di gioco che prevedono, per il calcio, il divieto di entrare in scivolata e di marcare a uomo e la possibilità di recuperare il pallone solo tramite intercetto e non con il contrasto. Per la pallacanestro, invece, il tocco del pallone è consentito solo se muniti di guanti. «Il protocollo che abbiamo elaborato insieme ai centri sportivi consente di giocare, senza contatti, e di centrare più obiettivi», aggiunge Liris, «cioè la ripresa delle attività e la possibilità di stare insieme rispettando il distanziamento sociale, così da ripristinare la socialità in modo sano, con benefici per la salute psico-fisica. Le strutture hanno ripreso a lavorare a pieno ritmo, evitando un vero e proprio disastro economico. L’Abruzzo ha fatto una scelta chiara, coraggiosa, che molte Regioni d’Italia hanno copiato o stanno per farlo. Una decisione la cui validità è testimoniata anche dai recenti fatti: il ministro Spadafora vuole seguire le nostre norme, riattivando i centri sportivi, ma il Comitato tecnico scientifico è contrario e il governo ancora non scioglie il nodo. Una confusione che, a livello italiano, penalizza moltissimo le tante famiglie che vivono di questa realtà economica. Fortunatamente», conclude Liris, «in Abruzzo le cose non stanno così e lo rivendico con forza e orgoglio».
50MILA PRESENZE. I centri sportivi sono stati presi d’assalto dal giorno della riapertura. «In due settimane, nei nostri centri sportivi, abbiamo visto passare circa 50mila persone e non c’è stato nemmeno un caso di positività al Covid», spiega Marco Terzini, rappresentante dell’associazione dei gestori dei centri sportivi che ha condiviso con la Regione il protocollo per la riapertura. «Nelle ultime ore abbiamo ricevuto tantissime telefonate di persone che ci chiedono se siamo aperti perché si è creata confusione dopo il parere negativo del Comitato scientifico. Noi in Abruzzo andiamo avanti perché c’è un’ordinanza che ci consente di riaprire. Quello del Comitato scientifico è un parere che vale a livello nazionale e lo condivido anche perché gli esperti non potranno mai dare l’ok in tutta Italia se in alcune regioni, come la Lombardia, ci sono ancora contagi. Bisognava essere più chiari prima e dare più autonomia alle Regioni. L’Abruzzo si è presa una grossa responsabilità», dice Terzini, «e noi abbiamo accettato le limitazioni perché questa era l’unica strada per riaprire. Noi siamo un’azienda, quindi abbiamo delle spese da sostenere e non potevamo restare chiusi. Siamo stati i primi a riaprire e ora anche altre Regioni stanno seguendo il nostro modello, come Sicilia, Puglia, Liguria e Veneto».
«LO SPORT DI BASE È FERMO». Ok al calcetto tra amici, ma lo sport di base è ancora fermo e migliaia di società sportive amatoriali e dilettantistiche non sanno come ripartire. «Il problema dell’Abruzzo è che ha deciso per una via di mezzo», spiega Angelo De Marcellis, presidente regionale del Csi, «se la Regione aveva gli elementi sanitari e politici per decidere di riprendere a giocare, doveva assumersi la responsabilità di consentire la piena ripresa. È ripartito solo il calcetto tra gli amici, ma lo sport di base è ancora fermo. Dato che la Regione ha possibilità di legiferare, si dica con chiarezza se si può tornare a fare sport. Se i contagi non sono aumentati nel 90% delle Regioni, perché non sono stati ancora consentiti gli sport di contatto?», si domanda De Marcellis. «La comunicazione istituzionale è saltata: se si hanno parametri confortanti, diventa inspiegabile un ulteriore rinvio a livello nazionale. Quanto all’Abruzzo, che ha già dato segnali di voler giocare d’anticipo rispetto alle direttive nazionali, mi auguro che faccia altri passi in avanti, sempre se le condizioni sanitarie lo permettono, e si arrivi presto anche alla ripartenza di tutto lo sport di base».
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