Calcio di serie A, per lo scudetto si pensa anche ai play off

11 Marzo 2020

La Figc si rivedrà il 23 marzo per scegliere la soluzione migliore a seconda se si ripartirà o meno Se si torna in campo si gioca fino al 31 maggio. Il fenomeno si allarga all’estero: slittano gli Europei? 

Ci sarà tempo fino al 23 marzo per pensare a come far ripartire il calcio alla scadenza del decreto anti-coronavirus del governo, il 3 aprile. A tutti i livelli. In caso contrario bisognerà studiare il modo per assegnare i trofei e determinare i meccanismi di promozione e retrocessione. Il calcio italiano si è portato a casa i compiti. In questi giorni saranno valutati pro e contro di ogni ipotesi. Dopodiché i dirigenti delle varie leghe dovranno ripresentarsi al prossimo consiglio federale con le soluzioni migliori. Il pallone si ferma nella speranza di ripartire e il presidente Gabriele Gravina ha detto che si cercherà di sfruttare tutte le finestre disponibili fino al 31 maggio nel caso si tornasse subito in campo.
Come assegnare lo scudetto? Non c’è una casistica a cui aggrapparsi. Al momento sono tre le ipotesi per la serie A: se non ci sarà spazio per recuperare le giornate saltate, mancata assegnazione dello scudetto («sarebbe una mortificazione sportiva», sostiene Gravina), congelamento della classifica al momento dello stop definitivo oppure play off con le prime quattro squadre. Comunque una forzatura.
Se, invece, si riprendesse dal 4 aprile, assicurano dal consiglio, spazio per finire regolarmente ci sarebbe. «Abbiamo già individuato le finestre per il recupero delle due giornate saltate, con lo slittamento del campionato», dice Gabriele Gravina, che alla Lega di A indica di considerare il 31 maggio, e non più il 24, l'eventuale termine della stagione. Si dovrebbe nel caso giocare mercoledì e domenica, a prescindere dalle coppe europee. L'Uefa ordinerà lo stop ai campionati tra 15 e 20 giorni prima di Euro 2020; ma i contatti già avviati con Nyon per una maggior flessibilità sulle date potrebbe avere il supporto delle federazioni di Madrid e di Berlino. Intanto, Gravina parlerà col governo per sostenere la richiesta («già avanzata, e accolta con grande disponibilità dal ministro Spadafora») di inserire anche l'azienda calcio nel decreto di agevolazioni contributive e fiscali. I club di A, invece, si riuniranno per valutare l'impatto economico dello stop e rispondere alla richiesta dei calciatori di non allenarsi. La paura di contrarre il contagio non è passata con lo stop alle partite, e la confusione è ancora tanta. La Roma non sa ancora se oggi potrà partire per Siviglia («che senso ha fermarsi in A e giocare in Europa League?», dice il tecnico giallorosso Fonseca), il Getafe tratta con l'Uefa per un corridoio di viaggio (domani) verso Milano che gli consenta poi il ritorno, visto che la Spagna ha chiuso lo spazio aereo con l’Italia. Fiorentina, Cagliari e Milan hanno sospeso gli allenamenti, la Juve ha cominciato la preparazione per il Lione. «Stiamo a casa, e tutto si risolverà», twitta l'interista Candreva. Che per paradosso ancora non sa con certezza cosa dovrà fare domani, giorno della partita col Getafe.
All’estero. È una crisi senza precedenti, e rassegnarsi all'idea di un campionato sospeso è impossibile. Anche a costo di inventarsi inediti play off scudetto a quattro, o far pressione sull'Uefa per rinviare Euro 2020. Una soluzione che prende sempre più consistenza con il passare dei giorni e con il complicarsi della situazione in Europa. Sempre più spaventata. Sì, perché il problema non riguarda solo l’Italia: la Svizzera ha già bloccato i campionati e non farà disputare senza tifosi nemmeno la gara di Europa League a Basilea; la Francia giocherà a porte chiuse fino al 15 aprile; Grecia e Spagna per le prossime due giornate. Senza pubblico si giocherà in Portogallo. L’Inghilterra si ostina ad andare avanti a porte aperte, mentre in Germania si cominciano a vedere le prime crepe, perché ogni decisione è demandata alle regioni. E c’è chi ha disposto le porte chiuse e chi no. Il Bayern Monaco, ad esempio, giocherà le prossime tre partite in casa contro Chelsea (Champions), Eintracht e Fortuna (Bundesliga) a porte chiuse, ma sabato a Berlino contro l’Union il pubblico ci sarà. Già in questi giorni vedere gare senza pubblico (anche Juventus-Lione e Barcellona-Napoli della prossima settimana) e partite con i tifosi sugli spalti nelle coppe europee comincia a dare il senso di una situazione in evoluzione che potrebbe richiedere un passo indietro dell’Uefa. Eventualmente, gli Europei (programmati dal 12 giugno al 12 luglio) potrebbero slittare di un anno, tanto più che saranno itineranti e di conseguenza più difficili da gestire.
Un positivo a Pesaro. Un altro calciatore professionista positivo al coronavirus, lo ha annunciato la Vis Pesaro (C2/B) spiegando che un proprio tesserato è alle prese con il Covid 19. Sta bene ed è asintomatico.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA