“Calcio sporco”, il calderone scoperchiato indagando un boss

TERAMO. E' il 19 maggio scorso quando viene a galla l'inchiesta penale denominata Dirty Soccer, portata avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. "Calcio sporco" in Lega Pro e in...
TERAMO. E' il 19 maggio scorso quando viene a galla l'inchiesta penale denominata Dirty Soccer, portata avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. "Calcio sporco" in Lega Pro e in serie D. L'indagine fa luce sui legami tra la Ndrangheta e il mondo del calcio scommesse. Cinquanta arresti, ottanta indagati, 33 società coinvolte e, almeno inizialmente, 28 partite sotto inchiesta. Poi, un po' alla volta, la lente di ingrandimento si è allargata. E sono entrate nel mirino altre gare che, secondo l'accusa, sarebbero state gestite per pilotare il risultato e, di conseguenza, per scommettere. Per tutti gli indagati l'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Ipotesi di reato che, però, in alcuni casi (ad esempio quello di Ercole Di Nicola) è caduta in sede di convalida del fermo da parte del Gip. Gli investigatori di Catanzaro parlano di un «nuovo romanzo criminale» i cui attori arrecano «danno economico, si fanno beffa delle passioni di quanti seguono la propria squadra del cuore e ledono gli investimenti di denaro e speranze che impegnano le famiglie dei ragazzi che si affacciano al mondo del calcio».
Secondo la squadra mobile di Catanzaro uno dei personaggi principali dell'inchiesta sarebbe Ercole Di Nicola, responsabile dell'area tecnica dell'Aquila (Lega Pro) fino al giorno prima dello scandalo. Sarebbe lui a intrecciare rapporti con dirigenti, giocatori e allenatori per combinare le partite (sotto inchiesta ce ne sono quattro che riguardano L'Aquila) e a tenere i fili con l'organizzazione che punta somme di denaro sulle partite taroccate. A scoperchiare il vaso è stata una telefonata tra il boss della 'ndrangheta Pietro Iannazzo, intercettato nell'ambito di un'altra inchiesta lo scorso inverno, e il presidente del Neapolis Mario Moxedano. Da quella telefonata gli investigatori sono arrivati a scoprire due distinte organizzazioni criminali che agivano, una sulla serie D e una sulla Lega Pro, per truccare le partite. Comprare un incontro di Lega Pro costava tra i 40 e i 50mila euro, ma a volte ne bastavano 5mila per avere la disponibilità dei calciatori.
La prima tranche dell'inchiesta, contenuta in un'ordinanza di oltre mille pagine, è relativa ai fatti verificatisi e concretizzatisi fino al 30 aprile scorso. Ma da quel giorno le attività di investigazione e di intercettazione telefonica e ambientale sono proseguite. E un po' alla volta stanno venendo a galla altri misfatti. Fin qui la giustizia penale. Quella sportiva ha ricevuto una decina di giorni fa gli atti e li sta esaminando in attesa di formalizzare i deferimenti. L'intenzione è utilizzare il materiale investigativo per imbastire i processi che dovranno tenersi entro l'estate.(r.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

