Camminare per incontrare se stessi

“Tutte le strade portano a noi”, il libro che attraversa i boschi abruzzesi alla ricerca delle origini
Dov'è che portano tutte le strade? Al centro di quello che siamo, nel profondo, al cuore delle nostre speranze e del nostro modo di stare al mondo. Percorrere una strada – a piedi, in automobile, in volo o anche solo nella nostra testa – è un modo infallibile di conoscersi meglio, di rifare nuove tutte le cose che la quotidianità ci aveva spento dentro agli occhi. Tanto che lo scrittore ascolano (ma dalle salde radici abruzzesi) Alcide Pierantozzi – classe 1985, giovane talento della letteratura contemporanea italiana – all'improvviso ha deciso di mollare tutto e percorrere zaino in spalla la leggendaria via Francigena, da Milano a Bari, per poi raccontarcela in “Tutte le strade portano a noi” (Laterza, €13, pp196), un libretto agile, ironico, a tratti lirico che farà passare al lettore ore godibili di lettura sotto l'ombrellone. «Mi sono messo in testa di percorrere la via Francigena a piedi con un gruppo di amici» così l'autore presenta la sua impresa, «quarantacinque giorni tra boschi secolari, valli disabitate e borghi suggestivi. Nella repentina decisione di attraversare l’Italia lungo le strade che vanno dal Gran San Bernardo a Roma e da Roma alla Puglia non ho fatto che richiamarmi al principio secondo il quale “camminando ci penserò”. A cosa? A tutto più o meno: lavoro, costumi, pochissima politica e piaceri. Mentre mi chiedo se davvero camminare apra la mente e vivifichi lo spirito, non mancano appuntamenti pianificati e incontri accidentali come in ogni on the road che si rispetti: contadini centenari e giovani che hanno scelto di vivere da eremiti, rockstar e artisti, ecclesiasti intransigenti e loschi malavitosi. Lungo la strada germogliano storie antichissime e struggenti che ci parlano da vicino, troppo conosciute da ognuno di noi per essere declinate al singolare».
Un reportage stilisticamente giocato tra la narrazione e l'urgenza di non perdere nulla di quanto vissuto che acquista spessore grazie alle frequenti descrizioni del modo di vivere autentico e abruzzesissimo dei nonni di Pierantozzi, simbolicamente presi come punto di partenza e di arrivo di un viaggio molto più importante di qualsiasi altro svago o scommessa giovanile: il viaggio della vita, di cuil’autore è stato bravo ad intuire le radici, sorridendoci delicatamente su.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

