Carabiniere si cala con le lenzuola

26 Agosto 2016

Teramani coinvolti ad Amatrice e Arquata, famiglia scampa ai crolli di tre case

TERAMO. Teramani scampati al terremoto grazie alla propria intraprendenza.

Era nella caserma di piazza San Francesco, poco distante dal corso principale di Amatrice, Filippo Eleuteri, 40 anni di Montorio, la notte della terribile scossa. La sveglia di soprassalto mentre in paese le case si sbriciolavano una sopra l'altra e la disperata ricerca di una via di fuga. Probabilmente le porte, come accade in queste situazioni, si erano bloccate, ma il carabiniere non si è perso d'animo ha preso le lenzuola del letto legandole alla ringhiera di uno dei balconi e si è calato giù, più o meno a cinque metri da terra. Altezza notevole che, stando al racconto degli amici di Montorio, dove Eleuteri vive con la moglie Annalisa e un bimbo di pochi mesi, gli avrebbe procurato la frattura ad un piede. Filippo, come tanti volontari e forze dell'ordine quella notte ha scavato con le mani per tirare fuori dalle macerie più di una persona.

Si sono miracolosamente salvati anche Stefano P. e la sua famiglia, di Teramo ma in vacanza ad Arquata. «Ero in casa con mia moglie e le mie due figlie», racconta Stefano P., «mi sono svegliato con un rumore crescente e sassi e calcinacci che cadevano sul letto. Non c'era luce, ma per fortuna ho sentito le voci dei miei familiari e insieme siamo riusciti da uscire: eravamo in un mare di calcinacci, scalzi e in pigiama. Ho avuto la prontezza di spirito di prendere gli scarponcini di tutti. Nella casa accanto siamo riusciti a far uscire anche mia suocera. Nella casa di fronte c’era mio padre di 88 anni con le mie sorelle: solo grazie all’esperienza di una di loro, che ha lavorato a lungo nel 118, e che era anche ferita alla testa, sono riusciti a salvarsi: li abbiamo tirati fuori da un pertugio fra le macerie». Ma nel frattempo la suocera stava cercando di aiutare una vicina di casa immobilizzata fra i detriti e per lo sforzo le è venuta un’emorragia cerebrale. «Si è accasciata sui calcinacci», racconta ancora Stefano P. «allora l’abbiamo presa portata in braccio e adagiata su una tapparella. Poi mia moglie con una macchina trovata a Borgo miracolosamente l’ha portata in ospedale».

Ieri il teramano era davanti alle tre case semi distrutte per cercare di recuperare qualcosa. «E’ stato un miracolo», commenta, «la casa sotto la nostra è completamente crollata. Siamo stati anche coraggiosi ad affrontare in questo modo un’esperienza così traumatica». (a.f.; c.d.l.)

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