Caramanico, l’affare delle Terme: cambia la scadenza per le sorgenti. La trattativa vale milioni di euro

L’Areacom accoglie la richiesta dei colossi nazionali del settore e del Comune: altri due mesi per presentare le offerte. Ma la discussione vera ruota intorno agli immobili. (Nella foto, il sindaco di Caramanico Franco Parone all’ingresso delle terme)
CARAMANICO. L’Areacom dice sì ai colossi nazionali delle terme: la scadenza per presentare offerte e aggiudicarsi le acque termali di Caramanico passa dal 27 febbraio al 24 aprile. Questa la decisione presa dal direttore generale Donato Cavallo: due mesi in più per presentare offerte, ma la trattativa decisiva si muove su un altro fronte.
A chiedere di spostare il termine per l’assegnazione della «concessione pluriennale di sfruttamento delle acque minerali, termali e di sorgente» dal valore di 248.115,66 euro era stata la società Terme di Torre Canne srl con una nota firmata dall’amministratore unico Silvio Maresca il 20 febbraio scorso. Anche il Comune di Caramanico, con una lettera di lunedì scorso, si era accodato e aveva presentato la stessa richiesta all’agenzia dei grandi appalti della Regione Abruzzo: «È fondamentale allineare l’attribuzione degli immobili oggetto delle aste giudiziarie all’aggiudicatario del bando delle acque termali», recita la nota del sindaco Franco Parone.
Le terme di Caramanico, chiuse da 6 anni a causa di un fallimento da 25 milioni di euro che ha lasciato senza soldi centinaia di creditori, sono tornate al centro delle attenzioni: dopo 8 aste andate deserte e i due lotti rimasti invenduti – il primo con il complesso termale e l’albergo Maiella e il secondo con il centro benessere La Reserve –, adesso ci sono almeno tre interessati. E lo conferma il sindaco nella sua lettera all’Areacom: «Nell’ultimo periodo, abbiamo appreso della offerta irrevocabile della Società Terme Inn di Popoli Terme, di 1.200.000 euro, avanzata alla curatela fallimentare per l’acquisto del solo lotto 1 (stabilimento termale La Salute e annesso albergo Maiella) che si aggiunge alla nota intenzione di Aca (l’azienda pubblica dell’acqua di Pescara, ndr) di formulare un’offerta per l’acquisto del medesimo lotto con una offerta fino a 2.500.000 euro, finora non ancora formalmente inoltrata ma che è agli atti del consiglio di amministrazione dell’ente. Recentemente, inoltre», continua il sindaco, «è pervenuta, per conoscenza, al Comune di Caramanico Terme una nota della società Torre Canne srl, indirizzata ad AreaCom e alla curatela fallimentare». E l’interesse potrebbe allargarsi ancora: «Sono inoltre pervenute fondate notizie di ulteriori importanti imprenditori del settore», scrive il sindaco, «che intendono formulare offerte per rilevare l’intero sistema turistico termale». Dopo 6 anni di oblio, con l’economia di un paese e del circondario finita in crisi – 7 alberghi e 25 negozi chiusi, centinaia di posti di lavoro cancellati –, le terme si ritrovano al centro di uno scontro economico che vale milioni di euro: oltre all’acquisto, i gestori delle terme di Popoli hanno proposto un investimento da 5 milioni; la cordata di Maresca ha parlato di un piano da 15 milioni; l’Aca ha cambiato lo statuto per tentare la scalata.
Le due procedure – la vendita giudiziaria dei due lotti è gestita dalla curatela fallimentare mentre il bando per le acque termali della durata di 20 anni è curato dall’Areacom – sono parallele ma, adesso, si intrecciano: cosa potrebbe accadere se un soggetto avesse la disponibilità delle acque e un altro gli immobili? La lettera del sindaco all’Areacom contiene già una risposta: «L’attribuzione a soggetti diversi determinerebbe un corto circuito che porrebbe motivi di illegittimità, ai sensi della legge regionale Abruzzo 15/2002 e del bando in oggetto, e che porrebbe fine alle possibilità di riattivazione del termalismo caramanichese». Dice la stessa cosa anche la nota con la richiesta di differire i termini avanzata dalla Torre Canne in accordo con un’altra società, Terme & Spa Italia, cui fanno capo le Terme di Saturnia, le Terme di Milano e le Terme di Chianciano: «Appare oggettivamente inopportuno, sotto il profilo economico, gestionale e di tutela dell’interesse pubblico, che l’eventuale aggiudicatario della concessione pluriennale di sfruttamento delle acque termali sia soggetto diverso da colui che», sottolinea Maresca, «diverrà proprietario o comunque titolare di diritti reali o di godimento sugli immobili termali e sul centro wellness che costituiscono la naturale infrastruttura funzionale per lo sfruttamento delle fonti in parola». Di fronte a questo scenario complicato, l’Areacom frena e cambia la scadenza del bando delle acque per la seconda volta: se ne riparla il 24 aprile mentre l’apertura delle buste, secondo il sito dell’Areacom, è fissata al 28 luglio.
E il sindaco aggiunge un dettaglio che vale 15 milioni di fondi pubblici: «Si interseca con tale vicenda, la concomitanza della fase progettuale attuativa dell’Fsc di cui risulta beneficiario il Comune di Caramanico Terme per 15.000.000 dei quali 9.500.000 in primo lotto: sarebbe assolutamente opportuno interfacciare le finalità pubbliche individuate con quelle dei soggetti interessati a rilevare il nostro sistema termale, con l’obiettivo di allineare le strategie e perseguire un modello condiviso».

