Carcere, il sindacato prosegue la protesta
Dopo l’ultima evasione di due detenuti dal carcere di Pescara, avvenuta il 17 agosto, l’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria, Osapp, torna a denunciare i limiti della struttura e...
Dopo l’ultima evasione di due detenuti dal carcere di Pescara, avvenuta il 17 agosto, l’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria, Osapp, torna a denunciare i limiti della struttura e anche i problemi di relazioni che si sono instaurati nell’istituto. In una lunga lettera a firma del segretario generale Leo Beneduci le vicende del carcere vengono illustrate al capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) Bernardo Petralia e al direttore generale del personale e delle risorse Massimo Parisi e, per conoscenza, al ministro Cartabia, al sottosegretario Sisto e al Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Carmelo Cantone. Al centro del documento c’è la richiesta, già formulata dopo l’ultima evasione (preceduta da un’altra, a luglio), di «un opportuno avvicendamento del direttore del carcere, del comandante e del vice comandante della polizia penitenziaria» anche con l’obiettivo di «migliorare i rapporti, al momento pressoché inesistenti» e incrementare «la fiducia degli addetti del corpo, notevolmente demotivati». Beneduci sollecita poi una serie di lavori, ad esempio quelli per «l’innalzamento di un muro di cinta degno di questo nome e la ricostruzione della recinzione esterna», per citarne un paio.
Nella lettera, l’Osapp fa notare di essere costretta a «ribadire cause e circostanze» del carcere di Pescara già note, relative all’ultimo anno, ma che sono state «del tutto sottovalutate dall’amministrazione e in particolare dal provveditore Cantone». Il sindacato sottolinea infatti di aver già segnalato «con largo anticipo le precarie condizioni dell’istituto», anche nel corso di un incontro con il provveditore regionale, «sia sotto il profilo strutturale sia riguardo alle modalità gestionali». Appelli, cioè, caduti nel vuoto, sostiene l’Osapp, visto che il numero dei detenuti «è salito a 303 e i lavori effettuati, se effettuati, hanno prodotto scarsi risultati».
Nella lettera, l’Osapp fa notare di essere costretta a «ribadire cause e circostanze» del carcere di Pescara già note, relative all’ultimo anno, ma che sono state «del tutto sottovalutate dall’amministrazione e in particolare dal provveditore Cantone». Il sindacato sottolinea infatti di aver già segnalato «con largo anticipo le precarie condizioni dell’istituto», anche nel corso di un incontro con il provveditore regionale, «sia sotto il profilo strutturale sia riguardo alle modalità gestionali». Appelli, cioè, caduti nel vuoto, sostiene l’Osapp, visto che il numero dei detenuti «è salito a 303 e i lavori effettuati, se effettuati, hanno prodotto scarsi risultati».

