Caro gasolio, stop alla pesca per protesta

Questa mattina circa 60 armatori riconsegnano le licenze alla Capitaneria di porto. Poi incontro con il prefetto e la Regione
PESCARA. Stop alla pesca. La marineria si ferma da oggi e questa mattina, alle 9, gli armatori della città, poco meno di 60, riconsegneranno i documenti alla Capitaneria di porto. Per le aziende è una chiusura: si fermano a tempo indeterminato e con loro i 250 imbarcati, che restano a casa. Rimarranno così, insieme a tutte le altre marinerie d’Italia, in attesa di un segnale concreto dal governo sulla riduzione del prezzo del gasolio, triplicato in un anno, passando da 35 centesimi a 1,05 euro al litro. «La mia barca consuma 2800 litri al giorno il che vuol dire che dovrei aumentare il prezzo del pesce. E a quanto lo devo vendere, il pesce?», si chiede Francesco Scordella, alla guida dell’Associazione Armatori, che ieri ha riunito la categoria con Massimo Camplone, riscuotendo da tutti il via libera alla protesta.
«Io non posso andare a lavorare per fare i debiti», dice Scordella, «e chiedo che la questione venga affrontata a livello nazionale. Devono parlarne direttamente con me perché non ci sentiamo rappresentati dalle associazioni». E proprio per questo oggi Scordella incontrerà prima il prefetto Giancarlo Di Vincenzo e poi l’assessore regionale Emanuele Imprudente. «Bisogna trovare delle soluzioni, altrimenti faremo ricorso alla cassa integrazione o al reddito di cittadinanza», conclude Scordella. «Se si mette male, sono fatti loro», delle istituzioni. «Speriamo che ci venga riconosciuto il credito d’imposta, altrimenti non possiamo permetterci di pagare il gasolio, che non è l’unica spesa da sostenere», dice un altro armatore, Romeo Palestino, parlando di «olio, reti, beni di consumo e contributi. Noi ci andiamo sotto, con tutte queste uscite». I disagi saranno diffusi perché «non ci sarà più il nostro pesce fresco e infatti si sono già allarmati ristoratori e commercianti e soffriranno con noi gli operatori del mercato». (f.bu.)

