«Caro sindaco, questa volta potrebbe avere torto»
FRANCAVILLA. Caro sindaco, da professionista e studiosa dell'architettura, non posso astenermi dall'esprimere il mio più sincero e sconcertante rammarico per una scelta politica, la sua, che...
FRANCAVILLA. Caro sindaco, da professionista e studiosa dell'architettura, non posso astenermi dall'esprimere il mio più sincero e sconcertante rammarico per una scelta politica, la sua, che purtroppo non gioverà alla città e al suo appeal. Mi perdoni, caro sindaco, ma se c'è una cosa che mi indispone particolarmente è il parlare di Spazio, e del suo valore estetico e funzionale, banalizzandone i concetti. Capisco l'esigenza di un amministratore che deve prendere decisioni in fretta cercando di trarne maggiore profitto. Coraggio il suo? Non direi. Io credo che oggi "coraggio" è scommettere sull'esistente. Brutto o no, storico o no, utile o no, identitario o no (tutte banalizzazioni), bisognerebbe studiare le potenzialità di un edificio contestualizzandolo attraverso la riqualificazione e la risignificazione. Non è d'altronde suo interesse restituire una certa "Mediterraneità" alla nostra città ("Siamo un popolo del Mediterraneo" scrive nelle sue linee di mandato)? La città mediterranea è da sempre frutto di stratificazioni e complessità, di riconversione ed equilibrio. È fatta di vuoti misurati, in cui l'architettura stessa della città ne stabilisce il giusto valore. Un grande spazio vuoto non è necessariamente di qualità così come non è scontato che una qualsiasi idea (così definisce il progetto da lei sponsorizzato) di piazza possa costituire uno spazio di aggregazione. In merito, voglio citare un passaggio della relazione del progetto presentato, da me e i miei colleghi anni fa, a sostegno della mia tesi: "Attraverso il parziale sventramento del piano terra si crea una "piazza coperta aperta" che si estende fino a piazza Sirena ampliandone la superficie e restituendogli un ruolo centrale nel progetto. Si è, infatti, di fronte a un "sistema piazza" anomalo, in cui lo spazio pubblico non riesce a dare ai cittadini un senso di appartenenza e di comunità a causa del suo diretto rapporto con la ferrovia da un lato e la strada dall'altro. Il piano terra, quindi, diventa l'opportunità attraverso la quale ristabilire una serie di relazioni: tra l'edificio e la piazza, tra la piazza e la sala convegni, tra la piazza e il mare, tra la piazza e gli esercizi commerciali esistenti. Inoltre, la piazza coperta, diventa contemporaneamente "luogo dello stare" e filtro di passaggio tra il fuori/piazza e il dentro/Palazzo Sirena". La saluto invitandola a ripensare alla sua idea di città del futuro, fatta di grandi interventi ma di poca qualità strategica e spaziale. La sua visione non ha carattere innovativo e, nonostante sia un eccellente e moderno comunicatore, potrebbe non avere ragione.
* Architetto

