Carovita, gli esercenti: «La spesa ora costa di più e la gente compra meno»

Il prezzo dei pomodorini alle stelle come tutti i prodotti che arrivano dal Sud. I venditori: «Ma gli aumenti li sentiamo da quest’estate, perfino sulla lattuga»
PESCARA. Dopo le proteste degli autotrasportatori e degli agricoltori nel sud Italia per il caro carburante, continuano a scarseggiare alcuni prodotti, ma i prezzi sono comunque maggiorati, arrivando a 2 o 3 euro in più al chilo. «Il problema del caro carburanti lo abbiamo avvertito già a inizio estate», spiega Edoardo Di Federico, dipendente da 11 anni del banco “Fruttato” all'interno del mercato di piazza Muzii, «da quel momento abbiamo cominciato ad aumentare un po’ i prezzi perché i costi all’ingrosso si erano già adattati. Dopodiché sono arrivate le proteste degli autotrasportatori e qualche prodotto ha iniziato a mancare, altri non li abbiamo comprati perché troppo cari persino all’ingrosso. Sugli ortaggi fortunatamente non abbiamo avuto perdite perché vengono dall’Abruzzo, ma tutto quel che arriva dalla Sicilia, dalla Puglia, dalla Calabria sta scarseggiando, e quel che c’è lo fanno pagare a caro prezzo, almeno un 30-40% in più».
Uno dei prodotti ad aver subito il maggior rincaro è il pomodorino. «Oggi li abbiamo fra gli 8 e 10 euro al chilo», spiega Di Federico, «mentre lo scorso anno erano a 5. Ma in generale i prezzi di uva, clementine, limoni, arance, pomodori, pomodorini e tutto quel che viene dal sud, hanno subito un aumento di almeno il 30 per cento». Se la media del carburante oggi in Italia è di 2,26 euro al litro, far viaggiare un camion diventa più costoso anche per le aziende di trasporto che, con i loro tir, fanno circolare circa il 96,8% (dati Istat) degli alimenti in tutta la nazione. «Gli autocarri sono il cuore del mercato ortofrutticolo e alimentare», sostiene Sandro D’Onofrio, commerciante ortofrutticolo con un banco al mercato di piazza Muzii dal 1980.
«Degli ortaggi provenienti dalla Sicilia, quali pomodorini, peperoni, melanzane, zucchine, c’è stata una bella carenza», spiega, «con conseguenti maggiorazioni sui prezzi, almeno 1,50 o 2 euro in più rispetto a prima. Persino la lattuga, che per un periodo abbiamo venduto a 5 euro al chilo rispetto ai 2,50 soliti. Qualche giorno dopo le prime proteste, i mercati generali da cui ci riforniamo tra Villanova, Ortona, Francavilla, ma anche Latina negli ultimi giorni, ci hanno detto chiaramente che i prezzi sarebbero aumentati, e così è stato. Ci siamo dovuti adattare con la conseguenza che i clienti comprano con meno frequenza e in minori quantità, pur sapendo che qui trovano prodotti di prima qualità. Ma comunque in generale, al di là delle recenti proteste, da due o tre anni i prezzi sono in aumento».
Un’ulteriore difficoltà da affrontare per i venditori ortofrutticoli, alla luce delle proteste e della scarsa capacità di approvvigionamento, è la naturale decadenza del prodotto fresco che, di giorno in giorno perde peso, si asciuga, si guasta e viene scartato dal banco di vendita. «Sul prezzo che noi facciamo al cliente oggi calcoliamo con più attenzione anche questo fattore», dice, «perché io subisco perdite naturali della merce, che è già poca, ogni giorno che il prodotto rimane invenduto».
Identica situazione la vive il mercato coperto di via dei Bastioni, sul quale grava anche l’annoso problema della carenza di parcheggi che, a detta dei commercianti, ha reso la spesa quotidiana frettolosa o più costosa rispetto alla concorrenza dei grandi supermercati con parcheggio privato gratuito. «Basta guardarsi intorno», dice un commerciante, «qui non è rimasto nessuno, molti box sono chiusi e il passeggio è scarso. Oggi non viviamo solo il problema del caro carburanti e degli approvvigionamenti, quanto soprattutto quello della gestione parcheggi che non favorisce il rilancio della struttura». E intanto un cliente al banco, in dialetto lo esorta: «Jamm’, se non ti sbrighi ti facc’ paga’ la multa».
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