I baristi: prezzo del caffè blindato. Ma crollano aperitivi e pranzi

È una sfida quasi impossibile: ecco lo scenario dipinto dagli addetti ai lavori
PESCARA. Il carovita colpisce anche i bar, e senza distinzione di zone: bollette di luce e gas, Tari, Cosap, assicurazione del locale e affitto negli ultimi due anni sono aumentati, con un 20% di costi lievitati per le materie prime, compresi pasticceria e caffè. È questo lo scenario dipinto dagli addetti ai lavori, molti dei quali hanno deciso di assorbire le spese per mantenere i prezzi stabili e non perdere clientela. Una sfida che però si va complicando di mese in mese. «Un problema che a mio avviso è rimasto nascosto dietro l’euforia degli scorsi mesi estivi e del turismo», sostiene Giancarlo Palumbo, titolare del Midas Caffè in viale Pepe.
«Terminato questo periodo, il nodo è venuto fuori in maniera lampante: chi prima veniva a fare colazione ora viene sempre meno, chi spendeva per una colazione per 4 persone ora spende solo per sé, chi prendeva 3 caffè al giorno ora ne prende 1, e i cornetti che prima smaltivo completamente durante la mattinata ora rimangono dietro al bancone, nonostante stia assorbendo i costi aumentati del caffè, che vendo a 1,20 euro. Non è un problema dei mesi di settembre e ottobre nei quali solitamente la clientela cala, per poi riprendere a novembre e dicembre, è un trend dovuto al fatto che il bar non è un bisogno giornaliero, è un piacere e per questo oggi chi fatica a sostenere le spese quotidiane e necessarie, al bar rinuncia a qualcosa o limita la frequenza». Stessa situazione descritta al “Settantaseicafè” in via Conte di Ruvo, dai soci Antonio Guerrieri, Francesco Follieri e Stefano Martelli.
«Notiamo una flessione da uno o due anni», dice Martelli, «con un calo delle richieste soprattutto al mattino, per non parlare degli aperitivi e degli alcolici, un extra che in molti hanno tagliato di netto. Quest’anno molti clienti vengono perché siamo nel circuito dei buoni pasto, mentre diversi ragazzi universitari rinunciano anche alla nostra tavola calda. In tanti stanno rimodulando le spese, a parte i professionisti con un tenore di vita più alto». Medesima storia per Fabio Cozzo, titolare del bar Tripoli di via del Concilio. «C’è una differenza abissale nelle abitudini dei pescaresi da 6 anni a questa parte», racconta, «con le bollette, l’affitto, la Tari e le materie prime in aumento, io ho dovuto assorbire i costi e mantenere i prezzi stabili, e se prima i clienti venivano a prendere il caffè due o tre volte al giorno, oggi vengono una sola volta».
Per Andrea Michilli, proprietario del Michí Caffè & Cucina in via Marco Polo e dell’Imago Cafè Bistrot in corso Vittorio «oggi fare colazione o pranzo al bar è ritenuto un lusso. Soprattutto in centro dove la carenza di parcheggi sta limitando il giro di clientela». Un peso generale che si avverte anche in quei bar che notoriamente puntano su prodotti di fascia medio-alta, quale il Fiorilli Coffee Lab in via Firenze. «Nonostante la nostra clientela non abbia rinunciato alla colazione e al caffè, che con molti sacrifici manteniamo a un 1,30 euro», spiega Valentina Fiorilli, «i cittadini rinunciano invece all’aperitivo cenato, dove abbiamo avuto una inflessione totale. Ma qui in centro, insieme al carovita che pesa su tutti, il problema grande rimane quello dei parcheggi, cui si lega indissolubilmente il dubbio sull’adeguamento dei prezzi».
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