Cassintegrati senza un euro

In 54mila “appesi” ai ritardi: le pratiche lumaca diventano un caso politico in Regione
PESCARA . Un mese e mezzo in quarantena a casa e senza vedere un euro. Lavoratori privati, dipendenti o con contratto a tempo determinato, del commercio e dell’artigianato, del turismo o dell’agricoltura, fino alla pesca e al terzo settore, compresi gli Enti religiosi civilmente riconosciuti. Tutti impiegati in piccole aziende o negozi che hanno dovuto sospendere l’attività per effetto del decreto del governo. Si stima che in Abruzzo siano 54mila. Di questi, 27mila circa hanno presentato domanda e sono tutti in attesa della cassa integrazione in deroga. Mai arrivata per le farraginose e sempre impervie strade della burocrazia, smarrita dietro ai modelli SR41 o a sistemi informatici dalla scarsa efficienza. L’Abruzzo è in buona compagnia, perché non è l’unica Regione italiana alle prese coi ritardi per i pagamenti della cassa integrazione in deroga riferita al mese di marzo. La procedura per la presentazione delle istanze è partita ufficialmente l’8 aprile e finora si è proceduto a evadere un migliaio di pratiche sulle 10.300 presentate. Pratiche da spedire all’Inps per i successivi pagamenti.
MIGLIAIA SENZA SOLDI. «Questo è il problema più importante dopo quello sanitario, se non allo stesso livello», sottolinea Lorenzo Sospiri, presidente del consiglio regionale. Che già 24 ore fa, scusandosi per i ritardi in qualità di rappresentante istituzionale dell’Emiciclo, aveva indirettamente criticato l’operato degli uffici, innescando un autentico incidente diplomatico. «Inutile nascondersi dietro a un dito», sottolinea Sospiri, «sono stato accusato di eccessiva durezza, ma non mi interessa. La struttura informatica della Regione non è stata all’altezza, sono stati commessi degli errori a parte della struttura che fa capo all’assessore Fioretti. Dobbiamo recuperare il tempo perso. Mille pratiche al giorno? Se ne devono fare 5-6 mila. Ci sono migliaia di persone senza soldi».
UFFICI POTENZIATI. L’assessore al Lavoro, Piero Fioretti, che nel frattempo ha rinforzato il gruppo lavoro, portando da 13 a 30 i dipendenti regionali che dovranno smaltire entro fine mese l’arretrato, assicura che «entro fine mese smaltiremo tutte le domande regolari per la cassa integrazione in deroga».
IL FRENO BUROCRATICO. Aggiunge Fioretti: «Le Regioni hanno chiesto un incontro urgente con il ministro Nunzia Catalfo per rappresentare le enormi difficoltà e superarle. Dall’apertura della piattaforma avvenuta l’8 aprile si è lavorato nei primi 3-4 giorni per agevolare la presentazione di domande correttamente formulate, con risposte telefoniche e via mail all’utenza. Dopo di che c’è stata l’azione di collegamento con l'Inps per l’invio e qui ci siamo imbattuti in un percorso complicato». Secondo Fioretti «l’altissimo indice di verifica dei file utilizzati dall’Inps blocca la procedura anche per inezie, rispedendo al mittente l’intero pacchetto rappresentato da blocchi minimi di richieste che vanno dalle 100 alle 250 domande. Dopo di che si ricomincia di nuovo cercando di intercettare l’errore di compilazione. Un sistema insostenibile».
«ACCUSE INACCETTABILI». Quindi la replica alle accuse. L’assessore afferma che «la Regione Abruzzo è perfettamente in linea con le altre regioni italiane nella gestione delle istanze per l’erogazione della cassa integrazione in deroga. Le uniche regioni che fanno registrare numeri diversi dalla media nazionale sono Lazio e Marche ma, come nel caso del Lazio, l’invio massivo telematico delle domande all’Inps ha bloccato i sistemi informativi dell’Ente di previdenza, provocando ritardi nell’erogazione. Il governo ha precise responsabilità politiche perché ha generato altissime aspettative sui tempi di erogazione, mentre nella realtà le istanze presentate dalle aziende devono essere esaminate, controllate e inviate all’Inps. Un lavoro che richiede tempo, perché eventuali errori in questa fase rischiano di ricadere sulle aziende, che potrebbero essere richiamate a restituire i trattamenti di cassa erroneamente erogati». Secondo l’assessorato, dopo 12 giorni (dall’8 aprile) sono stati ordinati i primi pagamenti «garantendo il 95% di regolarità delle domande decretate». «Per questo», contrattacca Fioretti, «è inaccettabile che venga messo sul banco degli imputati il personale della Regione che, al contrario, ha garantito finora la tenuta di tutto il farraginoso e inappropriato sistema, lavorando tutti i giorni, festivi e prefestivi compresi. Respingo con forza al mittente tutte le accuse mosse in merito».
L’INTERROGAZIONE. Il capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, Silvio Paolucci, chiede le dimissioni di Fioretti preannunciando un’interrogazione scritta «per capire errori e responsabilità e trarne le necessarie conseguenze».
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