Cecamariti e ciabotta l’Abruzzo senza carne

9 Luglio 2015

A Montesilvano la cucina vegana regionale diventa un brand

PESCARA. Cecamariti al sugo piccante, frascarille, tajarelloni, pezzate aje e pependone, pizze e foje, zuppa di ceci e castagne, ceci e pane fritto, fagioli e cacigni, polta, rap’e fasciul’, cioffa mbriica, ciabotta, matroni e patate, pizz' di mmist' cott, scarponi.

Ecco il vegano all'abruzzese. Anziché tofu e seitan sapori dell'orto, piatti ruspanti e radici contadine ben piantate nella tradizione. Senza carne, né pesce, né uova, né latte e nè formaggi: niente di più e niente di meno di quanto mangiavano i nostri nonni.

Ma allora vegano significa alla contadina? Praticamente sì.

La moda del ritorno alla terra ha il sapore del cibo di campagna, il conto torna. Anche in Abruzzo c'è chi se n'è accorto in tempo per rilanciare il messaggio in forma di brand turistico.

Nasce così “MontesilVeg”, un marchio territoriale per contraddistinguere ristoratori e operatori turistici (in pratica l'intera l'associazione Alberghiamo) che offriranno iniziative mirate – esempio, dal 27 luglio al 2 agosto uno stand dedicato alle ricette tradizionali abruzzesi vegane nella cornice di Montesilvano Street Food - e menù vegani ispirati alla tradizione gastronomica del territorio.

«Una città che si definisca turistica deve saper andare incontro alle esigenze più variegate», raccontano pro loco e amministrazione comunale di Montesilvano compiaciuti di detenere al momento il primato di “Comune abruzzese Vegan Friendly”.

In effetti, ricorda l’Associazione vegetariana italiana, vegani e vegetariani rappresentano il 10% della popolazione.

Secondo le statistiche Eurispes ammontano a 4.325.000 persone e il numero è in costante aumento.

Si abbraccia il “nuovo” veganesimo per risolvere o affrontare in modo diverso problemi di salute, per curiosità, per sviluppare una sensibilità più amorevole per la vita animale, in sostanza per cambiare – e migliorare – il proprio stile di vita.

Comunque un'occasione di “transizione” incoraggiata dal costo contenuto e dalla semplicità di preparazione dei cibi, dalla possibilità di esprimere la propria fantasia in cucina e dalla condivisione di un approccio culturale improntato alla sobrietà e alla gentilezza d'animo.

Non ultimo, il vantaggio di alimentarsi in modo più naturale seguendo la stagionalità dei prodotti.

«Il turismo vegan sarà il turismo del futuro, la popolazione di vegani e vegetariani in Italia sta raggiungendo quote considerevoli», sottolinea Simona Petricca, dell’ufficio turistico del comune di Montesilvano.

«Si tratta di una tipologia di cultura medio-alta, particolare che garantirebbe l’afflusso di turisti e visitatori rispettosi dell'ambiente, che vanno alla scoperta delle tipicità e della cultura del territorio, elementi di cui l'Abruzzo è ricchissimo».

«Stiamo elaborando pacchetti turistici destagionalizzati», conclude Simona Petricca, «per l’accoglienza del turista vegan, a breve il lancio... ».

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