Cede il tetto, operaio precipita e muore

2 Giugno 2016

Maurizio D’Ottavio, 44 anni, residente a Francavilla, stava lavorando per conto di una ditta esterna alla Ico di Sambuceto

SAN GIOVANNI TEATINO. Stava lavorando sul tetto della Ico di San Giovanni Teatino con una squadra di altri tre operai della ditta “X Trade” impegnati già da qualche giorno nella pulizia delle grondaie e nella sostituzione di alcune lastre di eternit dell’azienda specializzata nella produzione di cartoni ondulati. Ma proprio una di queste lastre ha ceduto e Maurizio D’Ottavio, 44 anni, originario di Orsogna e residente a Francavilla, sposato e padre di un ragazzo di 15 anni, è precipitato da un’altezza di 12 metri, andandosi a schiantare sopra a un macchinario.

Nonostante il terribile volo, il suo fisico grande e forte l’ha assistito finchè ha potuto: Maurizio D’Ottavio è morto in ospedale, dopo la corsa contro il tempo dei sanitari del 118 arrivati da Chieti e che, con l’ambulanza, l’hanno trasportato d’urgenza all’ospedale di Pescara, dove purtroppo il 44enne è morto poco dopo.

La tragedia si è consumata intorno alle 11 di ieri mattina.

Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Chieti, intervenuti sul posto insieme con gli ispettori della Asl per capire le cause della tragedia e le eventuali responsabilità, a lavorare sul tetto insieme con D’Ottavio c’erano altri tre operai che, però, non si sarebbero accorti di nulla se non dopo il terribile incidente. D’Ottavio, sempre stando a una prima ricostruzione, era imbracato come al solito, e l’imbracatura era agganciata alla linea guida che lo sosteneva. Eppure, quando la lastra del tetto ha ceduto, lui è finito giù, cadendo violentemente sopra a una inscatolatrice all’interno dell’azienda. Che cosa è successo, e perché la tragedia non è stata evitata nonostante l’imbracatura che l’avrebbe dovuto sorreggere?

È questo che l’inchiesta aperta dalla procura di Chieti (pm Giancarlo Ciani) dovrà chiarire, per capire se ci siano responsabilità umane nella morte del povero D’Ottavio che oltre alla moglie lascia un figlio di 15 anni, un fratello e otto sorelle. Da ieri la salma si trova all’obitorio dell’ospedale di Pescara in attesa che il magistrato decida se disporre l’autopsia. Nel frattempo, sono stati posti sotto sequestro il cantiere e la parte sottostante del tetto dove è avvenuto il terribile incidente.

La notizia che ha gettato nello sconforto non solo i familiari, gran parte dei quali vivono a Orsogna, ma anche i colleghi della ditta dell’Aquila X Trade, con sede a Pescara, per la quale D’Ottavio lavorava e che ieri, raggiunti per telefono, non hanno però voluto commentare la grave perdita che li ha colpiti. D’Ottavio, infatti, che da quattro cinque mesi si era trasferito con la moglie e il figlio a Francavilla, dove abitava in via Monte Sirente, era un operaio con una lunga esperienza alle spalle. Da sempre, infatti, lavorava alle riparazioni dei tetti e sapeva bene, come riferiscono alcuni dei familiari, come muoversi e come comportarsi, comprese tutte le precauzioni da prendere, che lui rispettava regolarmente. Descritto come un gran lavoratore, silenzioso e serio, D’Ottavio da ragazzo a Orsogna aveva abitato con la sua numerosa famiglia di origine nel quartiere popolare di via Raffaele Lanciani. Poi il matrimonio con Nadia, la nascita del figlio e una vita dedicata al lavoro e alla famiglia e che si è spezzata all’improvviso ieri, durante una mattinata di lavoro come mille altre trascorse sopra ai tetti. Per i funerali c’è da aspettare la decisione del magistrato sull’eventuale autopsia.

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