Cento alberi a rischio di crollo in città

Il Comune scrive alla Soprintendenza: «Piante troppo pericolose, non ci assumiamo responsabilità in caso di incidenti»
PESCARA. Potrebbero essere più di 100 gli alberi a rischio di crollo lungo le strade di Pescara. Un agronomo, Carlo Massimo Rabottini – lo stesso che in qualità di consulente del tribunale di Roma sta indagando sulle cause del crollo di un pino che il 3 marzo scorso ad Ardea ha ucciso due persone e ne ha ferito una terza –, ha avviato i controlli su 1.140 alberi della città. E in base alle prime indiscrezioni, visto che il censimento non è ancora finito e i risultati saranno consegnati al Comune nei prossimi giorni, gli alberi pericolosi sarebbero circa il 10% del totale. Quasi la stessa percentuale di via Regina Margherita (7%), la strada dove il Comune ha ordinato il taglio di 19 pini considerati a rischio, tra i 50 e i 60 anni di età, su 240 presenti. Ma questo intervento ha scatenato le proteste dei residenti e degli ambientalisti che sono scesi in strada per abbracciare gli alberi segnati con la “x” e difenderli dalle motoseghe. Ma, finora, la presa di posizione decisiva è stata quella della Soprintendenza delle Belle Arti che, con un’ordinanza firmata dalla responsabile Maria Giulia Picchione, ha dato lo stop al Comune: anziché 19 alberi ne sono stati tagliati soltanto 6. Quindi, altri 13 sono ancora in strada anche se, per i tecnici, devono essere tagliati con urgenza. È per questo che, ieri, il dirigente Pierpaolo Pescara e il responsabile dell’ufficio Verde pubblico Mario Caudullo, agronomo, hanno scritto una lettera proprio alla Soprintendenza: d’ora in avanti, il Comune non si assumerà alcuna responsabilità «per eventuali accadimenti e danni a persone e cose che potrebbero verificarsi dall’imprevedibile schianto a terra degli alberi, anche in associazione a fenomeni meteorici, così come purtroppo già accaduto nel recente passato e che solo per puro caso non ha generato conseguenze nefaste». Se succedesse qualcosa, dice la lettera, la colpa sarebbe solo della Soprintendenza che ha bloccato i lavori considerati urgenti.
Secondo la Soprintendenza, però, viale Regina Margherita rientrerebbe tra i beni tutelati e quindi mancherebbe l’autorizzazione preventiva al taglio dei pini. Un provvedimento contestato dal Comune che il sindaco Pd Marco Alessandrini vuole impugnare davanti al Tar: il 22 aprile prossimo sarà il giorno della decisione.
Un albero su 10, a Pescara, potrebbe essere un pericolo e cadere: questo dicono i primi dati del censimento delle piante avviato dal settore Verde del Comune. E questo accade nella città che, solo nel 2015, ha perso 350 piante: addirittura 50 alberi si sono abbattuti al suolo in appena tre giorni di maltempo tra il 3 e il 6 marzo di un anno fa. Scorrendo i numeri, quella del 2015 è stata davvero una strage che ha lasciato danni sia alla pineta Dannunziana che alla pineta di Santa Filomena, rimaste con intere zone senza alberi. Un censimento «storico» secondo l’assessore al Verde pubblico Laura Di Pietro: in base a una delibera del 10 marzo scorso, la giunta ha stanziato 100 mila euro per interventi sugli alberi della città, dai trattamenti fitosanitari su platani, tigli e lecci fino agli abbattimenti delle piante a rischio «fortemente attaccate che costituiscono fonte di inoculo e di pericolo per la pubblica incolumità». Ma la prima ondata di tagli è già finita sotto accusa. Le fotografie scattate ai tronchi sembrano dimostrare i danni nascosti all’interno degli alberi. Ed è per questo che il sindaco parla di un intervento inevitabile: «L’incolumità di persone e cose è un valore che sta sopra tutto». E poi, l’anno scorso, durante un’ondata di maltempo sono caduti alberi anche in via Regina Margherita e un’auto è rimasta schiacciata. L’agronomo Rabottini spiega da tecnico: «I pini in questione non potevano essere sostituiti. Gran parte dei pini presenti sulle strade è cinto da cordoli, è cresciuto condizionato da terreno e sottoservizi a cui si conforma. Il terreno di Pescara è poi sabbioso quindi lo spandimento delle radici è orizzontale, sono tutti fattori di rischio che non possono essere ignorati durante operazioni di questa natura».
Adesso la parola passerà al Tar: i giudici amministrativi dovranno vestirsi da agronomi e dire se il taglio bloccato dalla Soprintendenza è legittimo oppure no.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

