Cento ucraini ospitati in un anno Ecco chi è rimasto al Cas di Penne

Il condirettore del Centro di accoglienza di Collalto, Damiano Ricci: «Da noi 27 nuclei familiari» Ma molti sono andati via: «C’è chi ha trovato lavoro sulle navi mercantili e chi si è trasferito altrove»
PENNE. Poco meno di un mese, e sarà passato un anno da quando i primi profughi scappati dal conflitto in Ucraina sono arrivati a Penne. Sono arrivati mettendo in borsa poche cose e tanta speranza.
Da inizio emergenza, il Cas di Collalto del Cea Bellini ha ospitato ad oggi 101 rifugiati: 69 donne e 32 uomini.
«Di tutti i rifugiati ucraini ospitati, 35 sono di minore età, di cui 9 sotto i 6 anni e la più piccola appena di 2», racconta il codirettore del centro d'accoglienza, Damiano Ricci. «Abbiamo ospitato anche 8 ultra settantenni, la più anziana di 81 anni, oltre a 27 nuclei famigliari».
Alcuni rifugiati sono ancora presenti dal giorno dell’apertura del Cas, mentre altri hanno intrapreso altre strade. «La media di permanenza ad oggi è stata di 125 giorni», racconta ancora Ricci. «In 24 hanno deciso di tornare in Ucraina, mentre in 19 hanno trovato una sistemazione autonoma in Italia e diversi hanno trovato anche un lavoro». E qualcuno ha cambiato totalmente vita: chi ha trovato lavoro sulle navi mercantili in Africa, chi in Irlanda. In cinque hanno deciso di trasferirsi in Olanda, 2 in Israele e2 in Turchia.
«Nove rifugiatiminorenni sono iscritti nelle scuole di Penne, mentre in 4 hanno deciso di frequentare le lezioni ucraine a distanza, per non perdere il legame con il proprio paese», racconta ancora Ricci. C'è anche chi desidera lasciare del tutto l'Europa e costruirsi un futuro altrove, come una ragazza che ha superato il terzo step per accedere agli studi in America.
«C’è chi si è perfettamente integrato nella nostra comunità, come ad esempio una ragazza che frequenta i corsi serali dell’istituto tecnico Marconi e ha un contratto di collaborazione con la Cogecstre come mediatrice culturale. L’impegno, nella gestione del Cas, è stato ed è gravoso e complesso, le preoccupazioni dei presenti , per i loro famigliari rimasti in patria, fanno vivere momenti di estremo sconforto. Due settimane fa, ad esempio, la casa di un beneficiario è stata completamente bombardata a Cherson. Qualche giorno fa, invece, la più anziana finora ospitata, ha deciso di voler rientrare in patria e ci ha scritto una lettera di ringraziamento per l’accoglienza avuta durante tutto questo periodo», conclude Damiano Ricci. «Da sempre la nostra città si contraddistingue per generosità e ospitalità. Era doveroso dare il nostro contributo», sottolinea l'assessore comunale al sociale, Emidio Camplese.
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