Centro di studi sull’olio si rischia la chiusura

22 Maggio 2015

Città Sant’Angelo, i dipendenti dell’ex elaiotecnica lanciano l’allarme «Piano di riordino nazionale impone di trasferire la sede, la politica si muova»

SANT’ANGELO. Città Sant’Angelo e l’Abruzzo rischiano di perdere il centro di ricerca sull’olio d’oliva. I dipendenti dell’ex istituto per la elaiotecnica di via Petruzzi già parlano di «scippo», chiedono alle «istituzioni locali e regionali» di intervenire e annunciano «che si adopereranno con forza per la permanenza» del centro in Abruzzo.

L’ex elaiotecnica, adesso, si chiama centro Cra-oli e dipende dal Consiglio per la ricerca e l’analisi dell’economia agraria: il commissario dell’ente pubblico, Salvatore Parlato, sta stilando un piano di riorganizzazione e, spiegano i dipendenti, «nell’ultima bozza l’Abruzzo è destinato a restare orfano: pare infatti che l’istituto sia destinato a chiudere». I dipendenti, 14 in tutti, sono in ansia: potrebbero essere trasferiti. «Dopo il Mario Negri Sud», dicono, «un altro pezzo della ricerca italiana di eccellenza è destinato ad abbandonare la terra d’Abruzzo per un trasferimento in altra sede, non ancora ben identificata». Tra i risultati più importanti dell’ex elaiotecnica, c’è il metodo ufficiale della valutazione sensoriale dell’olio di oliva vergine, adottato a livello comunitario nel 1991 e ideato proprio a Città Sant’Angelo. Nel piano di riordino, la sede viene collocata nel nuovo Centro di ricerca per le trasformazioni agroalimentari e i processi agro-industriali: «Ma il compito istituzionale viene trasferito in altra sede fuori regione», temono i dipendenti, «di fatto, privata della missione specifica e, di conseguenza, di tutto il resto, la sede è destinata a essere chiusa. Il patrimonio scientifico, la professionalità e l’avanzato stato delle conoscenze nel settore oleario, che i ricercatori e tecnici della sede di Città Sant’Angelo hanno acquisito in anni di studio e incessante sperimentazione, rese sempre disponibili per le organizzazioni, i produttori, i consumatori, le scuole, e gli estimatori di questi eccellenti prodotti dell’olivo, viene disperso e vanificato con un disegno che sembra rispondere unicamente a puri calcoli ragionieristici. Il personale, con doveroso senso di responsabilità, non accetta la prospettata soluzione e si adopererà con forza per la permanenza in Abruzzo».